L’isolato Putin, il reietto Putin, l’ormai sconfitto Putin (è sufficiente leggere i quotidiani italiani, dalla Busiarda al Menzognero per ritrovare analisi di questo tipo) vola in Azerbaijan e non solo non viene arrestato per compiacere il tribunale internazionale al soldo dell’Occidente collettivo, ma viene ricevuto con tutti gli onori dal presidente Ilham Aliyev.
Sulla base dei resoconti dei giornalisti italiani si sarebbe immaginato che il leader del Cremlino chiedesse asilo politico in Azerbaijan, vista l’ormai imminente conquista della Russia da parte dell’Ucraina. Invece niente. Putin se n’è tornato tranquillamente a Mosca, dove non è ancora stato sostituito da Zelensky, mentre l’Azerbaijan ha chiesto ufficialmente di aderire ai Brics. Rafforzando ulteriormente l’alleanza che si espande nel Sud globale.
Ma l’adesione di Baku rappresenta un segnale particolare. Perché l’Azerbaijan è strettamente legato alla Turchia, Paese Nato e protagonista sempre più fondamentale nella politica del Mediterraneo. Ankara come snodo tra Europa, Asia ed Africa. Di fatto un unico immenso continente dove aumentano gli aspiranti al ruolo di protagonista o, almeno, di comprimario.
Erdogan, dunque, manda avanti Aliyev, senza escludere di seguirlo in tempi sostanzialmente brevi. E la posizione della Turchia non può non incidere su quella dell’intera area. È vero che i Brics non sono un’alleanza politica e tantomeno militare con l’ossessione di esportare la guerra in ogni parte del mondo, a differenza della Nato.
Però gli incontri periodici, gli interessi economici e commerciali, favoriscono la riduzione delle tensioni. Che siano quelle tra India e Cina o tra Iran ed Emirati.
Putin, volando a Baku, ha dimostrato di aver preso atto delle continue ingerenze dell’Occidente collettivo in Armenia, ex alleato storico di Mosca. Ed ha rafforzato il nuovo asse con Erdogan. Mentre altri che aspiravano al ruolo di protagonisti nel Mediterraneo preferiscono godersi le masserie in Puglia..


