Facciamo un po’ di chiarezza. Ovvero lasciamo perdere, per un momento, l’andamento delle diverse guerre che minacciano il Mondo nel suo complesso…e che, poi, a ben vedere andrebbero lette solo come capitoli di una nuova guerra mondiale. Asimmetrica, se vogliamo pure anomala, ma comunque mondiale, visto che sono evidenti i due blocchi che si fronteggiano, pur con modalità diverse a seconda dei casi.
Lasciamo, sempre per un momento, a latere i tentativi, di alcuni da entrambe le parti, di depotenziare questa crisi globale. Di mediare e, se non altro, di impedire, per quanto possibile ancora, una deflagrazione generale. E devastante. Cosa cui, sinceramente, credo ben poco. Ma, come si suol dire, la speranza deve essere l’ultima a morire.
E guardiamo, invece, per una volta all’Italia. Alla nostra Italietta e al suo ruolo in tutto questo. Cosa tanto più necessaria visto quanto sento dire, o meglio sproloquiare, da tutti i, principali canali mainstream.
Perché si tratterà, pure, di particolari. Ma sono , comunque, per noi particolari importanti. Anzi, vitali. E, intorno, mi sembra che vi sia molta, troppa confusione.
In primo luogo chiariamo un punto. Noi non siamo “importanti alleati” degli USA. Siamo, più semplicemente, subalterni, se vogliamo essere brutali “colonia” dell’impero americano. E lo siamo dall’ormai lontano 1945. Quando questa subalternità è stata prezzo da pagare per aver perduto la guerra.
Lo so bene che ci continuano a raccontare che l’ha perduta il Fascismo, e che c’è stata la Resistenza, un’altra Italia e così via …
Ma sono balle. Pietose menzogne storiche. Il trattato di pace lo dimostra. Un diktat del vincitore al vinto.
E infatti il nostro paese è costellato di basi americane. Sulle quali non abbiano alcuna sovranità, né autorità. E questo ancora ad ottant’anni dalla fine della guerra.
Inoltre la nostra politica, soprattutto estera, è costretta ad obbedire al vincitore. Ovvero a Washington.
È vero, sono passati ottant’anni, che sono molti. Ma le cose non sono affatto mutate. Anzi, oggi come oggi, vanno peggio. Perché i nostri attuali governi – destra, sinistra, tecnici – dimostrano una subalternità al vincitore maggiore, enormemente maggiore, di quelli di un tempo.
Perché va detto che gli Andreotti, i Moro, i Craxi hanno sempre avuto lo stile, e il coraggio, di giocare una partita rischiosa. Subalterni a Washington, perché non poteva essere diversamente, ma in cerca di spazi di autonomia. Capacità di rischiare ed osare una sfida che sapevano difficile.
Quando esagerarono, andando oltre certi limiti, sappiamo come è finita. Per tutti. Ancorché con modalità diverse, più o meno cruente.
L’ultimo a provarci è stato Berlusconi. A suo modo, naturalmente. E credendo di poter fare da mediatore tra la Casa Bianca e il suo amico Putin.
Poi qualcuno gli aizzò contro la nostra magistratura. E gli arrivò tra le gambe lo scandalo Ruby. Se ci pensate uno scandalo molto, ma molto americano.
Dopo di lui il diluvio. Perché destra e sinistra si saranno pure distinte su questioni come la famiglia, gli scioperi ed altre carabattole interne. Ma su ciò che conta davvero, la posizione internazionale dell’Italia, differenze sostanziali non riesco, sinceramente, a vederne. Allineati e coperti dietro a chi comanda.
Esattamente come oggi. Perché chi arriva al governo, improvvisamente viene folgorato sulla via di Damasco. O meglio di Washington. E sposa totalmente e acriticamente le posizioni internazionali degli americani. O meglio, di una certa élite internazionale che ha sede negli States. E che ben poco ha a che spartire col popolo americano in quanto tale.
Ci piaccia o meno le cose stanno così. E, sinceramente, ci piace molto poco, anche perché questa subalternità ci sta, rapidamente, portando verso il disastro. Anche se, naturalmente, stentiamo, o, semplicemente, non vogliamo rendercene conto.
Poi, ci sarebbe da dire più di qualcosa su cosa significhi continuare, dopo ottant’anni, a pagare per una guerra perduta… Ma qui mi taccio. Per evitare, o meglio cercare di evitare censure.


