Questione di quote?

6 Aprile 2024

 

 

Questo è il paese delle storie infinite… e delle inutili diatribe.

La storia della scuola lombarda che ha deciso di utilizzare uno dei giorni di vacanza a disposizione del Consiglio di Istituto, per chiudere l’ultimo di Ramadam, è debordata. Oltre gli argini del buon senso.

Di questo ho già, a suo tempo, parlato. E sinceramente non pensavo che meritasse di tornare sull’argomento.

 

Però ci si è messa di mezzo la politica. Ispezione ministeriale (immotivata), polemiche fra partiti, accuse reciproche.

 

E, infine, è balzata fuori dal cilindro la questione delle quote. Le quote del massimo degli alunni stranieri per classe. Rilanciata da Salvini, in quanto leader della Lega. E dallo stesso Ministro Valditara. Con conseguente sdegno delle anime belle di sinistra… Schlein e soci. Prevedibile da parte di quello che, ormai, è una sorta di, grosso, Partito Radicale. Senza più alcun legame con la tradizione del socialismo e delle sue (molte) eresie.

 

E, fino a qui, tutto secondo copione. La solita farsa da Commedia dell’Arte. Niente di nuovo. Il canovaccio è sempre lo stesso.

 

Poi, però, il dibattito si è trasferito in seno alla maggioranza di governo. Evidenziando un’ulteriore crepa. Come se, in vista delle Elezioni Europee, non ne fossero emerse già abbastanza.

 

Tommaso Foti, a nome di Fratelli d’Italia, ha espresso molte perplessità sulla proposta di Salvini/Valditara di porre una quota limite di allievi stranieri per classe.

 

Perplessità fondate e sensate. Perché questa famosa asticella esiste già. Almeno in teoria. E fissa il limite al 30%. Che, ora, la Lega vorrebbe abbassare al 20%.

Limite che, però, in molte realtà italiane, soprattutto nelle periferie, viene da sempre sfondato. Per esigenze oggettive.

 

In determinati quartieri – non certo in quelli ove studiano i rampolli della sinistra radical chic – la presenza di immigrati è sempre più massiccia. E garantire il diritto all’istruzione significa semplicemente ignorare le quote. Anche perché, in quei quartieri, gli italiani sono sempre meno. Fuggono.

 

Ora, appare evidente che il problema non è imporre un limite agli stranieri nelle classi. Limite, come dicevo, inutile e irreale. È non permettere che sorgano, come stanno sorgendo, quartieri ghetto. Che sembrano sempre più drammaticamente simili alle, famigerate,  banlieue francesi. Ove regna l’anarchia. O peggio.

 

È un problema non scolastico. Piuttosto di modelli sociali ed urbanistici. E di promozione della nostra lingua e cultura nella quale integrare i nuovi arrivati. Ed è proprio questo che manca. Questa la più vistosa… assenza.

 

Non si risolve il problema (drammatico) della marea montante di un moto migratorio senza precedenti con, fantasiosi, blocchi navali. E tantomeno con, ipotetiche, quote scolastiche.

 

Servono politiche che permettano di selezionare, e in seguito assorbire gli immigrati. Serve lucidità di azione. Non retorica. Sempre inutile, di qualunque segno sia.

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