Maschi conservatori e femmine progressiste. Le immancabili ricerche sui comportamenti delle nuove generazioni evidenziano una differenza sempre più marcata tra le posizioni politiche degli appartenenti ai due sessi canonici (non compaiono le scelte ideologiche delle minoranze lgbtqia++). E non solo negli USA, ma anche in Europa, in Asia, in Africa del Nord. Con differenze che arrivano anche a 30 punti percentuali. Tra l’altro l’aumento della differenza tra i generi coincide anche con il calo della natalità.
Post hoc non propter hoc. Ma in realtà il nesso sembra esserci. Perché il mondo maschile e quello femminile paiono incontrarsi sempre meno e sempre più tardi. Non soltanto per ragioni di schieramenti politici. Ed incontrandosi di meno diventa più difficile comprendersi, amarsi, creare i presupposti per una vita in comune, magari con figli.
Secondo il New York Times «la Generazione Z è per molti versi il prodotto delle tendenze genitoriali della Generazione X, che hanno sostituito la straordinaria libertà della nostra educazione con un’infanzia gestita a tavolino, che ha inibito il gioco libero, scoraggiato la risoluzione autonoma dei conflitti e incanalato gran parte dell’infanzia in una serie di attività microgestite che aiutano a costruire scintillanti domande di ammissione al college, ma privano i ragazzi di gran parte della gioia spontanea e dell’affiatamento della gioventù».
Per banalizzare si potrebbe dire che la fissazione dei genitori impegnati ad organizzare ogni momento libero dei propri figli, trasportati da scuola alla lezione di danza o all’allenamento di pallavolo, senza soluzione di continuità, ha determinato la fine della possibilità di incontro e di confronto. Paradossalmente erano più facili gli incontri quando le classi scolastiche erano divise tra maschili e femminili. Per non parlare, ovviamente, del periodo d’oro delle “immense compagnie” citate nel brano Gli Anni degli 883.
Ora è la libertà ad essere venuta meno, sostituita dalle attività frenetiche e ghettizzanti. Non c’è più tempo per frequentare amici ed amiche, per cantare insieme, per far notte discutendo di qualsiasi cosa, per litigare e fare pace; ma solo per scambiare 4 parole frettolose con i compagni di squadra negli spogliatoi.
In mancanza di confronto è inevitabile che i due mondi si allontanino. Però le istituzioni possono dormire sogni tranquilli proprio per questo. Manca il collante, la saldatura di una protesta generazionale. D’altronde anche la grande illusione del 77, degli indiani metropolitani, della rivolta alternativa a quella delle Br o di Potop, si era spenta a Bologna quando i collettivi femministi, invece di dedicarsi alla conquista della città, avevano pensato bene di dedicarsi al processo contro i maschi della sinistra che non sapevano fare sesso in modo soddisfacente. Perché, evidentemente, la rivoluzione più importante era quella tra le lenzuola.
Ragazze sempre più a sinistra e sempre più lontane dai ragazzi
Maschi conservatori e femmine progressiste. Le immancabili ricerche sui comportamenti delle nuove generazioni evidenziano una differenza sempre più marcata tra le posizioni politiche degli appartenenti ai due sessi canonici (non compaiono le scelte ideologiche delle minoranze lgbtqia++). E non solo negli USA, ma anche in Europa, in Asia, in Africa del Nord. Con differenze che arrivano anche a 30 punti percentuali. Tra l’altro l’aumento della differenza tra i generi coincide anche con il calo della natalità.
Post hoc non propter hoc. Ma in realtà il nesso sembra esserci. Perché il mondo maschile e quello femminile paiono incontrarsi sempre meno e sempre più tardi. Non soltanto per ragioni di schieramenti politici. Ed incontrandosi di meno diventa più difficile comprendersi, amarsi, creare i presupposti per una vita in comune, magari con figli.
Secondo il New York Times «la Generazione Z è per molti versi il prodotto delle tendenze genitoriali della Generazione X, che hanno sostituito la straordinaria libertà della nostra educazione con un’infanzia gestita a tavolino, che ha inibito il gioco libero, scoraggiato la risoluzione autonoma dei conflitti e incanalato gran parte dell’infanzia in una serie di attività microgestite che aiutano a costruire scintillanti domande di ammissione al college, ma privano i ragazzi di gran parte della gioia spontanea e dell’affiatamento della gioventù».
Per banalizzare si potrebbe dire che la fissazione dei genitori impegnati ad organizzare ogni momento libero dei propri figli, trasportati da scuola alla lezione di danza o all’allenamento di pallavolo, senza soluzione di continuità, ha determinato la fine della possibilità di incontro e di confronto. Paradossalmente erano più facili gli incontri quando le classi scolastiche erano divise tra maschili e femminili. Per non parlare, ovviamente, del periodo d’oro delle “immense compagnie” citate nel brano Gli Anni degli 883.
Ora è la libertà ad essere venuta meno, sostituita dalle attività frenetiche e ghettizzanti. Non c’è più tempo per frequentare amici ed amiche, per cantare insieme, per far notte discutendo di qualsiasi cosa, per litigare e fare pace; ma solo per scambiare 4 parole frettolose con i compagni di squadra negli spogliatoi.
In mancanza di confronto è inevitabile che i due mondi si allontanino. Però le istituzioni possono dormire sogni tranquilli proprio per questo. Manca il collante, la saldatura di una protesta generazionale. D’altronde anche la grande illusione del 77, degli indiani metropolitani, della rivolta alternativa a quella delle Br o di Potop, si era spenta a Bologna quando i collettivi femministi, invece di dedicarsi alla conquista della città, avevano pensato bene di dedicarsi al processo contro i maschi della sinistra che non sapevano fare sesso in modo soddisfacente. Perché, evidentemente, la rivoluzione più importante era quella tra le lenzuola.
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