Menomale che Raimo c’è. Sora Giorgia ed i suoi famigli dovrebbero fare un monumento al tipico rappresentante della gauche intello. Quella sinistra che marcia con il viso rivolto all’indietro, terrorizzata e indignata per tutte le manifestazioni di fascismo che si incontrano quotidianamente per strada, sul lavoro, nelle scuole, sui mezzi pubblici.
Come poteva, Raimo, non scandalizzarsi per le tracce dei temi della maturità? Un percorso ad ostacoli perfetto per i balilla, per le giovani italiane, per i frequentatori delle prove fisiche del sabato fascista. E allora vai con gli attacchi a quell’infame di Furedi, ex compagno marxista poi precipitato nella follia del rossobrunismo. Ma come si può tacere della traccia legata a Mario Calabresi? È vero che, alla Stampa, non aveva certo manifestato sentimenti scorretti: nessuna deriva verso destra o, peggio ancora, verso il neo o vetero fascismo. Però quel gerarca di Valditara è andato a scovare libri di Calabresi in cui si esalta il farcela da soli. Ma quando mai? Perché provarci se si può attendere, sdraiati sul divano, che il mondo progressista provveda ai nullafacenti?
La perla del compagno Raimo, però, è destinata alla traccia su Pavese. Sì, proprio quel Cesare Pavese che, per decenni, è stato uno dei miti della sinistra post resistenziale. E che ora viene cancellato dal grande scrittore Raimo come esempio di un romanticismo fuori tempo massimo. Mica si può perdere tempo a soffrire per amore, quando è possibile avere infinite storie virtuali con esseri irreali creati dall’intelligenza artificiale.
Evidentemente Bonaccini, quando ha provato a spiegare che con l’antifascismo non si vincono le elezioni, non ha convinto la gauche intello. Che continua a gridare “attenti al lupo fascista!” perché affrontare i problemi veri richiede troppo impegno.
Quelli come Raimo, come gli attori di serie B ospiti da Floris, come i cantanti in cerca di visibilità sono i più efficaci difensori del governo Meloni. Perché l’idea di farsi governare da monomaniaci ossessionati dal fascismo non entusiasma chi si accontenterebbe di una vita normale, dove il romanticismo non rappresenta un attentato alla costituzione e dove la difesa della propria identità non è un crimine. E una gauche intello che assomiglia a Pol Pot non è rassicurante.
Raimo in versione Pol Pot attacca la maturità fascista e il romanticismo
Menomale che Raimo c’è. Sora Giorgia ed i suoi famigli dovrebbero fare un monumento al tipico rappresentante della gauche intello. Quella sinistra che marcia con il viso rivolto all’indietro, terrorizzata e indignata per tutte le manifestazioni di fascismo che si incontrano quotidianamente per strada, sul lavoro, nelle scuole, sui mezzi pubblici.
Come poteva, Raimo, non scandalizzarsi per le tracce dei temi della maturità? Un percorso ad ostacoli perfetto per i balilla, per le giovani italiane, per i frequentatori delle prove fisiche del sabato fascista. E allora vai con gli attacchi a quell’infame di Furedi, ex compagno marxista poi precipitato nella follia del rossobrunismo. Ma come si può tacere della traccia legata a Mario Calabresi? È vero che, alla Stampa, non aveva certo manifestato sentimenti scorretti: nessuna deriva verso destra o, peggio ancora, verso il neo o vetero fascismo. Però quel gerarca di Valditara è andato a scovare libri di Calabresi in cui si esalta il farcela da soli. Ma quando mai? Perché provarci se si può attendere, sdraiati sul divano, che il mondo progressista provveda ai nullafacenti?
La perla del compagno Raimo, però, è destinata alla traccia su Pavese. Sì, proprio quel Cesare Pavese che, per decenni, è stato uno dei miti della sinistra post resistenziale. E che ora viene cancellato dal grande scrittore Raimo come esempio di un romanticismo fuori tempo massimo. Mica si può perdere tempo a soffrire per amore, quando è possibile avere infinite storie virtuali con esseri irreali creati dall’intelligenza artificiale.
Evidentemente Bonaccini, quando ha provato a spiegare che con l’antifascismo non si vincono le elezioni, non ha convinto la gauche intello. Che continua a gridare “attenti al lupo fascista!” perché affrontare i problemi veri richiede troppo impegno.
Quelli come Raimo, come gli attori di serie B ospiti da Floris, come i cantanti in cerca di visibilità sono i più efficaci difensori del governo Meloni. Perché l’idea di farsi governare da monomaniaci ossessionati dal fascismo non entusiasma chi si accontenterebbe di una vita normale, dove il romanticismo non rappresenta un attentato alla costituzione e dove la difesa della propria identità non è un crimine. E una gauche intello che assomiglia a Pol Pot non è rassicurante.
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