Dunque… una scuola in Lombardia, decide di utilizzare uno dei giorni festivi a disposizione dell’Istituto, per chiudere le attività didattiche il prossimo 9 Aprile .

Niente di straordinario. Ogni istituto può disporre come vuole di quei giorni. Il 9 aprile vale il 25 gennaio. O qualsivoglia altra data.

Solo che, in questo caso, il 9 è l’ultimo giorno di Ramadan. Quando iniziano i tre giorni di festa di Idi-al Fitr. L’interruzione del digiuno.

 

E subito scoppia la bagarre… Celebrare una festa islamica? E le nostre tradizioni? Le nostre radici cristiane?

Questo, naturalmente, a destra.

 

A sinistra, il controcanto. Razzisti! Xenofobi! Viva la multiculturalità! Viva l’ inclusione e il melting pot..

 

Insomma, il consueto repertorio della cretineria italica più vieta. Perfettamente bipartisan..

Che arriva in alto, nella politica e sulla stampa nazionale.

 

Ora, io credo sinceramente che avremmo ben altro a cui pensare. Da discutere e di cui preoccuparci.

Quisquilie come la crisi economica, i problemi finanziari che assillano le famiglie, la questione di Gaza… la nostra politica estera… il nostro coinvolgimento nel conflitto del Mar Rosso… e quello sempre più evidente in Ucraina…

Insomma, persino parlare di cosa farà Calenda nelle regionali lucane mi sembrerebbe cosa più seria. Ed è tutto dire.

 

Comunque, due noterelle buttate giù così, alla rinfusa.

Chiudere una scuola, concedere un giorno festivo, non significa partecipare a quella festività. O perdere le proprie radici.

Significa concedere a tutti i ragazzi un giorno di vacanza che loro spetta. Se poi lo useranno per andare a pescare, o per festeggiare il Ramadan sono fatti loro.

Inoltre, la scuola incriminata sembra avere circa il 50% di allievi stranieri. Quasi tutti di estrazione islamica.

E per gli islamici l’ultimo di Ramadan è festa grande. Molti, se non tutti, avrebbero tenuto i figli a casa. Lasciando le aule semivuote. E mettendo in difficoltà gli insegnanti. Che non possono fare lezione con classi decimate.

Quindi… una scelta pratica. E, a mio avviso, di buon senso.

 

Non prendo neppure un considerazione le usuali scemenze retoriche di Boldrini & co.

Non vale la pena di parlarne..

Ma agli altri, alla, cosiddetta, “destra”, vorrei dire una cosa. Sottovoce.

 

L’identità non si difende con queste… meschinità. E avere paura delle feste altrui è solo segno di debolezza. Culturale e morale. Pensate a celebrare le nostre feste. A vivificare le nostre tradizioni. La nostra cultura più autentica.

Non a urlare contro le culture altrui.

Tutto questo agitarsi, dimostra solo mancanza di radici. Le querce non temono il vento. Le foglie secche e prive di vita sì.

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