Reddito medio lordo cresciuto del 60,8% a fronte del 49% del vicino capoluogo. Hotel passati da 4 a 24, ristoranti da 29 a 51, 62 nuovi B&B. Raddoppiati i laureati dal 4 all’8% della popolazione, i diplomati più che raddoppiati dal 18 al 43%. Succede a Venaria Reale, alle porte di Torino. La ristrutturazione della reggia sabauda, ultimata nel 2007 con un investimento di 196,7 milioni di euro dell’Unione europea, di 41,6milioni del governo italiano e di 11,4milioni della Regione Piemonte, sta dando frutti.
Soldi spesi bene, che hanno trasformato la cittadina di 32mila abitanti in una località di charme che attira ogni anno mezzo milione di visitatori per un fatturato che quest’anno raggiungerà i 17 milioni di euro.
Dunque con la cultura si può mangiare, e anche bene. Perché ciò che colpisce maggiormente non è il successo della Reggia come luogo che ospita mostre più o meno di prestigio. E neppure come residenza di caccia sabauda che attrae gli appassionati di storia. Ma è il salto di qualità della scolarizzazione della popolazione della cittadina. La cultura genera cultura. Produce qualità, conoscenza, professionalità che non vengono utilizzate dalla Reggia – dove comunque è attivo anche un apprezzato Centro per la conservazione ed il restauro dei beni culturali – ma dall’intero territorio.
Eppure l’Italia è in fondo alle classifiche europee per investimenti pubblici nella cultura, pari ad un indecente 0,3% del Pil. In compenso la spesa per le armi è superiore di 5 volte ed è destinata ad aumentare ulteriormente.

