Reti commerciali: i giovani scelgono le aziende migliori e le aziende vogliono solo giovani allineati

23 Giugno 2026

Facebook, social preferito da chi è più âgé, offre una immagine evidente della abissale lontananza nella concezione del lavoro tra chi è in pensione, o sta avvicinandosi al momento della libertà, e chi inizia a confrontarsi con il mondo del lavoro. Tra chi pensa che siano ancora le aziende a selezionare i giovani da assumere e chi ritiene che siano i giovani (almeno quelli con adeguata professionalità) a selezionare le aziende.

La riprova arriva dal Sales Summit, il principale punto di incontro in Italia tra ricerca accademica e mondo delle reti commerciali che si è recentemente concluso a Portonovo.

Innanzitutto è stato sottolineato come l’operatore del settore si sia trasformato in un consulente  strategico. Non esiste più il “piazzista”. Ora il professionista delle vendite  comprende il business del cliente, utilizza dati e tecnologia e costruisce relazioni di fiducia durature. È una figura ibrida che trasferisce informazioni preziose dal mercato all’interno dell’azienda.

Ma questo scenario già profondamente cambiato deve ora confrontarsi con l’arrivo della Generazione Z. Che non è solo attenta alle provvigioni.

“Millennials e Generazione Z – spiegano gli organizzatori – scelgono le aziende valutando molto più della retribuzione. Onboarding efficace, autonomia, flessibilità, trasparenza nei percorsi di crescita e work-life balance sono oggi fattori determinanti per attrarre nuovi talenti commerciali”. Passando alla lingua italiana, significa che cresce l’attenzione al processo di inserimento e di integrazione nell’azienda con uno sguardo particolarmente attento al rapporto tra tempo di lavoro e vita privata.

Dal momento che, in generale, le retribuzioni per i giovani non permettono di acquistare ville con piscina rinunciando al riposo in qualche fine settimana, tanto vale allora non rinunciare a riposi e vacanze, eliminando gli straordinari e vivere la propria vita senza eccessiva passione per un lavoro che può cambiare il giorno dopo. Sono gli effetti della precarietà, della flessibilità.

D’altronde per le aziende vale lo stesso criterio. “L’obiettivo – concludono gli organizzatori -non è trattenere tutti, ma valorizzare le persone realmente allineate alla visione dell’impresa”. Il matrimonio lavorativo non dura tutta una vita..

 

 

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