“Prove tecniche di terrorismo”. Il sottotitolo del docufilm dedicato al sequestro di Bruno Labate, diretto da Edmondo Zanini. È una iniziativa voluta da Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl che ha varato una serie di iniziative per ricordare il passato guardando al futuro. E il passato, in questo caso, è particolarmente grave poiché Labate, sindacalista Cisnal, è stato il primo rapito dalle Brigate Rosse.
Se n’è discusso ieri nel grattacielo della Regione Piemonte e l’assessore regionale Maurizio Marrone ha sottolineato il rischio che certe situazioni possano ripetersi. Perché le medesime testate giornalistiche che, nel 1973, scrivevano di “presunte brigate rosse” – per poi passare a “faide interne alla destra” di fronte agli omicidi commessi dalle stesse brigate rosse e da altri gruppi dell’ultrasinistra ai danni di esponenti missini, compresi i bambini – ora difendono, a prescindere, un’antagonista accusata di aver cercato di assassinare dei ragazzi in Ungheria solo perché considerati di estrema destra.
D’altronde le “faide interne” sono utilizzate dagli stessi media per assolvere, sempre a prescindere, Ucraina e Israele dai crimini commessi in Russia e Gaza.
Ed allora Labate e l’avvocato Ennio Galasso hanno ricordato il clima degli Anni di piombo, tra aggressioni e menzogne giornalistiche, tra violenze e indifferenza di un’opinione pubblica indirizzata a tollerare l’eliminazione fisica degli esponenti della destra. Con Ezio Mauro che, nel docufilm, ammette (bontà sua) di essersi sbagliato nella valutazione delle BR. Un po’ pochino..
Ma questa era la parte del convegno dedicata al ricordo. Da lì si parte per la costruzione del nuovo sindacato, con l’Ugl impegnata nella battaglia per la partecipazione dei lavoratori. Paradossalmente saldando lavoro e studio, cioè riuscendo in ciò in cui aveva fallito la sinistra degli slogan sull’unità, mai realizzata nei fatti, tra operai e studenti. E il lavoro del regista Zanini diventa fondamentale per accompagnare la costruzione del futuro con le immagini, con le ricerche d’archivio, con la salvaguardia della memoria.
Memoria e futuro, con intelligenza e coraggio. In attesa che anche la politica inizi a fare la sua parte. La presenza dell’assessore Marrone è un segnale. Ma ora occorre andare oltre i segnali.
Ricordare il terrorismo per guardare a un futuro diverso. L’Ugl di Capone ci prova
“Prove tecniche di terrorismo”. Il sottotitolo del docufilm dedicato al sequestro di Bruno Labate, diretto da Edmondo Zanini. È una iniziativa voluta da Francesco Paolo Capone, segretario generale dell’Ugl che ha varato una serie di iniziative per ricordare il passato guardando al futuro. E il passato, in questo caso, è particolarmente grave poiché Labate, sindacalista Cisnal, è stato il primo rapito dalle Brigate Rosse.
Se n’è discusso ieri nel grattacielo della Regione Piemonte e l’assessore regionale Maurizio Marrone ha sottolineato il rischio che certe situazioni possano ripetersi. Perché le medesime testate giornalistiche che, nel 1973, scrivevano di “presunte brigate rosse” – per poi passare a “faide interne alla destra” di fronte agli omicidi commessi dalle stesse brigate rosse e da altri gruppi dell’ultrasinistra ai danni di esponenti missini, compresi i bambini – ora difendono, a prescindere, un’antagonista accusata di aver cercato di assassinare dei ragazzi in Ungheria solo perché considerati di estrema destra.
D’altronde le “faide interne” sono utilizzate dagli stessi media per assolvere, sempre a prescindere, Ucraina e Israele dai crimini commessi in Russia e Gaza.
Ed allora Labate e l’avvocato Ennio Galasso hanno ricordato il clima degli Anni di piombo, tra aggressioni e menzogne giornalistiche, tra violenze e indifferenza di un’opinione pubblica indirizzata a tollerare l’eliminazione fisica degli esponenti della destra. Con Ezio Mauro che, nel docufilm, ammette (bontà sua) di essersi sbagliato nella valutazione delle BR. Un po’ pochino..
Ma questa era la parte del convegno dedicata al ricordo. Da lì si parte per la costruzione del nuovo sindacato, con l’Ugl impegnata nella battaglia per la partecipazione dei lavoratori. Paradossalmente saldando lavoro e studio, cioè riuscendo in ciò in cui aveva fallito la sinistra degli slogan sull’unità, mai realizzata nei fatti, tra operai e studenti. E il lavoro del regista Zanini diventa fondamentale per accompagnare la costruzione del futuro con le immagini, con le ricerche d’archivio, con la salvaguardia della memoria.
Memoria e futuro, con intelligenza e coraggio. In attesa che anche la politica inizi a fare la sua parte. La presenza dell’assessore Marrone è un segnale. Ma ora occorre andare oltre i segnali.
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