Rinunciare alla libertà in nome della sicurezza. Diventando sempre più deboli e prigionieri

6 Settembre 2026

Abbiamo barattato la libertà con la sicurezza e ci siamo ritrovati senza libertà e senza sicurezza. Ma se sul fronte della sicurezza qualcuno si è accorto della fregatura, quasi nessuno ha reagito per la mancanza di libertà.

Gli arresti domiciliari per il Covid erano solo un aspetto del problema. Perché, come nel caso della rana bollita, i provvedimenti sono di lunga data, tutti improntati al buon senso. Tutti indirizzati al medesimo scopo.

 

Chi può negare l’utilità del casco in moto? Dopodiché si è passati all’obbligo del casco sugli sci, sul monopattino, durante le pulizie in casa (non ancora, ma ci arriveremo in nome della sicurezza per i lavori domestici).

Ed i limiti di velocità? A 30 all’ora si muore di meno. E stando fermi a casa propria ancora di meno. La sicurezza d’abord. Se si corre si suda, e si rischia di cadere. Meglio tenere in sicurezza i bambini, evitare loro di affrontare i pericoli, evitare soprattutto che imparino a superarli. D’altronde meglio imporre limiti di velocità piuttosto di insegnare a guidare decentemente. Così, quando accelerano, si schiantano perché non sanno controllare la vettura.

E non sanno controllare la propria vita quando si presentano ostacoli imprevisti.

Quanto alla sicurezza, non è aumentata. Anzi, l’incapacità di confrontarsi con i pericoli rende tutti più insicuri, più deboli, più fragili, più paurosi. Incapaci non solo di affrontare gli avversari, ma persino di avere relazioni sane con amici ed amori. Sempre sulla difensiva per paura di farsi male. E così si finisce per farsi male davvero.

 

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