Riposa in pace, compagna Barbara

6 Marzo 2024

 

 

La differenza tra chi ha combattuto e gli altri è che i primi sono stati protagonisti, i secondi solo pavidi ammiratori quando non vili speculatori: destra e sinistra per me pari sono.

Faccio questa premessa per introdurre un’analisi un po’ articolata dovendo parlare di fatti personali e chiarire la mia posizione politica nel precisare il rispetto per la brigatista deceduta.

Esiste un divario invalicabile tra chi si è opposto ad un sistema ritenuto corrotto, fallimentare ed equivoco e chi, invece, o non lo comprendeva nei suoi inganni, oppure ne era consapevole ma aspettava il momento opportuno per usufruirne.

Un esempio. Quando vennero uccisi Mazzola e Giralucci il 17 giugno del 1974 nella sede del MSI di Padova, l’informazione benpensante consumò fiumi di inchiostro per costruire il fatto attribuendolo a faide interne tra estremisti. Fu Renato Curcio, con la direzione delle Brigate Rosse, che spiegò l’accaduto specificando che ci fu un tentativo di reazione armata da parte missina e che loro non avevano alcuna intenzione di colpire un partito che non ritenevano facente parte del potere.

Nel 2000, il fondatore delle Brigate Rosse fu il mio primo editore, con Nicola Valentino feci un corso di formazione, altri brigatisti e fiancheggiatori ebbi modo di conoscere, ma nessuno ebbe nulla da ridire sulla mia appartenenza diametralmente opposta e ben documentata. Partivamo tutti da un presupposto che purtoppo è costantemente tralasciato ed escluso, ovvero che un problema è un problema per tutti, quindi non importa il colore del gatto perché importante è che acchiappi il topo, per dirla alla Mao.

Barbara Balzerani, in un’intervista al Corriere della Sera del 1984, parlò della sua amicizia con Francesca Mambro, che conosco, del fatto che l’antifascismo non rientrava nell’ideologia delle Brigate Rosse perché il potere era altro e altrove, dell’indecenza delle condanne per Piazza Fontana e per Bologna, di uno Stato che non ha mai fatto nulla per chiarire gli autori delle stragi. Parlò da rivoluzionaria preparata, a differenza dei devastatori piccolo-borghesi delle altre irrealtà di sinistra contemporanea. Questo intendere rendono patetiche le convulsioni antifasciste dei microintellettuali contemporanei e delle orde microcefaliche delle degenerazioni giovanili attuali.

Compariamo due situazioni. Al funerale di Prospero Gallinari, la stessa Balzerani salutò la bara con il pugno chiuso, e gli ipocriti dell’informazione si dilungarono stigmatizzando questo comportamento. All’epoca scrissi da qualche parte che i compagni hanno diritto di onorare uno dei propri con il pugno chiuso come noi abbiamo diritto di ricordare i nostri morti con il braccio teso. Gli stessi inquisitori di redazione, sempre servi per costituzione interiore, inscenarono proteste per le commemorazioni di Ramelli o di Acca Larentia con il saluto romano.

Non vi sorge il dubbio che il potere stia continuando a inquinare l’atmosfera affinché la New Left e la New Right – a loro piace tanto l’inglese – possano equamente suddividersi i lauti pasti alla mensa partitocratica?

E sull’usuale lamentela che “loro” insegnano, dibattono e spiegano, mentre i “nostri” sono emarginati dallo spazio pubblico ci sono da fare due considerazioni: la New Left se ne frega del beneplacito dei moderati giudiziosi, mentre la New Right rincorre l’accondiscendenza dei benpensanti prudenti.

All’irriducibile brigatista Barbara “Sara” Balzerani corrisponde la considerazione valida per molti di noi, nel bene e nel male: non siamo riusciti a cambiare il mondo, ma il mondo non ci ha cambiati. Questo vuole essere un elogio funebre in controtendenza.

Riposa in pace, compagna.

 

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