Mosca di fatto sequestra la fabbrica dell’Ariston in Russia. E la pone sotto il controllo di Gazprom, il colosso nazionale dell’energia. Stesso trattamento per la tedesca Bosch.
Non si tratta, propriamente, di una nazionalizzazione. Piuttosto di un sequestro cautelativo. In risposta ai sequestri di capitali e proprietà russe, e di cittadini russi, nei paesi occidentali.
Proprietà e capitali che l’Occidente Collettivo sta cercando di fare arrivare all’Ucraina.
Opzione che configurerebbe un vero e proprio furto con destrezza. E che, nonostante le pressioni di Washington e le perorazioni dell’insaziabile (di soldi) Zelenski, suscita perplessità giuridiche in molte cancellerie europee. Tra cui Roma.
Il Ministro degli Esteri Tajani si è affrettato a convocare l’Ambasciatore russo. Per esprimergli il suo sdegno. E ingiungergli l’immadiata revoca del provvedimento. Per altro firmato dallo stesso Putin. Che, notoriamente, trema al solo nome di Tajani.
Possiamo solo immaginarci la risposta di sua eccellenza Alxei Paramonov. I comunicati ufficiali ci dicono poco. Ma possiamo capire che il diplomatico ha tenuto al nostro Ministro una secca lezione sul diritto internazionale. E sugli obblighi di reciprocità. Se poi abbia anche riso in faccia, come è probabile, al titolare della Farnesina, non è dato sapere.
La vicenda si presta ad alcune riflessioni. A partire dal fatto che la Ariston ha, ormai, da tempo sede legale in Olanda. Paradiso fiscale incistato, e tollerato, in seno all’Unione Europea. Alla faccia di tutte le legislazioni comunitarie.
Pertanto le tasse le paga in Olanda. E quindi non si capisce perché il Ministro italiano debba tanto dannarsi l’anima. Ed esporsi al sarcasmo dell’ambasciatore russo.
Più grave, e pesante, però lo stato di (in)coscienza che tale protesta di Tajani rivela. Che non è suo… o meglio non solo suo. Ma di tutte le, cosiddette, élite occidentali. E, per inevitabile ricaduta, delle masse popolari che codeste élite subiscono e seguono passivamente. In nome della “democrazia”. Che fa già ridere così.
È la convinzione che a loro sia concesso tutto. Stracciare ogni trattato. Disattendere ad ogni impegno. Fare carta straccia del diritto e delle regole delle relazioni internazionali. Mai nulla di simile si era visto nella storia passata dell’Europa. Persino Lenin, Stalin, persino Hitler stavano molto più accorti di fronte a trattati e convenzioni. E cercavano delle giustificazioni prima di denunciarli ufficialmente.
Ora non più. La supponenza di essere i detentori della verità assoluta, del modello sociale e culturale perfetto, rende le élite dell’Occidente collettivo incredibilmente arroganti. Stupidamente arroganti. Tanto da non arrivare a capire che se tu offendi qualcuno, devi aspettarti una risposta corrispondente.
Se tu mi attacchi, io ti attacco. Se mi derubi, mi rifaccio sulle tue proprietà.
E invece ci indignamo. O meglio, lor signori si indignano.
Come? Nazionalizzate le nostre proprietà? Come osate? Non è legale.
Mentre è perfettamente legale sequestrare i conti correnti di semplici cittadini russi depositati un Italia, vero?
A questo punto verrebbe voglia di ricordare il magistero di Eduardo a proposito del, terribile, “pernacchio”.
E poi quello che sta accadendo rivela una cosa ancora più importante. Di cui tutti i nostri liberali e liberisti, più o meno convertiti sulla via di Damasco della City, non sembrano rendersi conto.
Comunque vada a finire in Ucraina, questi sequestri di capitali e proprietà rappresentano la fine della libera circolazione economica. Nessuno si fiderà più dell’altro. E si alzeranno nuove, invalicabili, cortine di ferro finanziarie.
È la pietra tombale sul mito, farlocco, della globalizzazione.

