Non possono neppure sfogarsi con il classico “piove, governo ladro”, perché ha smesso di piovere e questo è il “loro” governo. Però, dopo il piagnisteo dei balneari zenesi, arriva quello dei loro colleghi di Arma di Taggia, sulla Riviera di Ponente. Che – nonostante le rassicurazioni dei giornalisti di servizio dei vari TG a proposito di miliardi di turisti in arrivo in Italia – insistono a parlare di riduzioni consistenti delle presenze in spiaggia. Cali sino al 30% che potranno essere recuperati solo con un settembre straordinariamente favorevole.
Certo, non aiutano collegamenti stradali e ferroviari indecenti. E magari neppure gli spot promozionali politicamente corretti. Forse di trasporti e spot si è occupato Toti a bordo di qualche yacht..
E va bene, è il consueto “chi no cianze no tetta” e non c’è da stupirsi. Però è il seguito del mugugno ad essere insopportabile. Perché i balneari fingono di stupirsi per le prenotazioni di luglio e agosto: non più abbonamenti per ombrellone e lettini della durata di un’intera stagione o, almeno, di un mese. Macchè. Se va bene 10 giorni, se no anche solo 3 o 4.
Strano, vero? Mezza giornata in spiaggia costa come un giorno in un hotel all’estero. Ma su questo aspetto non proprio irrilevante i balneari non si soffermano. E sui prezzi non si soffermano i ristoratori e neppure gli albergatori. In compenso, a Torino, gli albergatori si lamentano per la consueta mancanza di personale. E lo vogliono altamente qualificato perché è “vitale” o almeno “molto importante” per il 95% degli hotel. A rispondere è ITS Academy Turismo e Attività Culturali, la scuola di eccellenza sostenuta dalla Regione Piemonte e con borse di studio, che vede il 90% dei propri studenti immediatamente occupato al termine dei corsi.
Però, come si evita di parlare di prezzi, pare sia poco elegante parlare anche di retribuzioni. E, se proprio si deve farlo, i donatori di stipendio preferiscono indicare “sino a un massimo di…”. Che non significa nulla. Mai che indichino “a partire da”, con un minimo netto a fronte di un numero preciso di ore di lavoro. Nei giorni scorsi ha avuto spazio sui media un imprenditore che lamentava la difficoltà nel trovare giovani baristi. E ripeteva la consueta litania: finite le ore di lavoro vogliono andarsene e vorrebbero essere pagati bene anche se devo perdere tempo per insegnar loro il mestiere. Non si capisce perché, finito il lavoro, un dipendente dovrebbe fermarsi gratis e, soprattutto, se i giovani non sono capaci, perché il povero imprenditore dovrebbe assumerli.
Ma è molto meglio lamentarsi.

