Russia-Africa, Turchia-Africa. E l’Italia resta a guardare le iniziative altrui

13 Novembre 2024

I rappresentanti di 54 Stati Africani hanno partecipato nei giorni scorsi, a Sochi, alla prima conferenza ministeriale del Forum del partenariato Russia-Africa. 54, cioè tutti gli Stati Africani. Non male come esempio di isolamento di Mosca, a cui credono solo Tajani, +Europa e qualche giornalista pervicacemente legato ad una falsa narrazione della politica internazionale.

Ma al di là della presenza in Russia di così tanti politici del Continente Nero, sono interessanti altri dati. A partire da quelli relativi ai 33 Stati che hanno già firmato con Mosca accordi di cooperazione tecnico-militare. Per proseguire con il crescente interesse manifestato da un numero consistente di Paesi per un’adesione ai Brics, anche eventualmente come partner e non come membro effettivo, almeno in una prima fase.

La collaborazione, però, riguarda anche l’agricoltura, l’energia, le tecnologie, le infrastrutture. Con un aumento degli investimenti russi in Africa.

Non solo russi, tuttavia. E non solo cinesi, indiani, dei Paesi arabi. Perché nel Continente cresce anche la presenza turca. Militare, come in Mali dove sono presenti anche i russi, ma soprattutto economica. Il mese scorso un’azienda di Ankara ha siglato un accordo da 3 miliardi di dollari per la costruzione di una ferrovia in Uganda. Sono 273 km da Kampala al confine kenyota. Ma, soprattutto, la ferrovia è l’infrastruttura che permetterà di sfruttare adeguatamente le risorse petrolifere e minerarie scoperte recentemente. E faciliterà inoltre i collegamenti ed il trasporto merci nell’intera area, sino al Congo. Da notare che la linea doveva essere costruita da una società cinese che è stata poi esclusa per inadempienza contrattuale.

Ma la presenza turca in Africa va ben oltre. Il vertice Turchia-Africa dei giorni scorsi a Gibuti ha visto la presenza di 16 Paesi, dall’Egitto alla Libia, dall’Angola allo Zambia, dallo Zimbabwe alla Nigeria. Con un sensibile incremento degli investimenti diretti turchi in Africa e un aumento degli scambi commerciali.

C’era una volta il Piano Mattei..

 

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