San Gregorio Armeno non è una via come tante altre.
Un delle viuzze del centro di Napoli, caratteristiche, confusionarie, pittoresche…
San Gregorio Armeno è la via dei Presepi.
Punto e a capo.
Vi sono stato una volta soltanto, molti, troppi anni fa. E non era il periodo di Natale…anzi, settembre, fine estate. E a Napoli durante il giorno vi era un sole intenso. Faceva caldo. Tollerabile, certo, ma ancora caldo.
Eppure San Gregorio Armeno ferveva di attività. I presepisti lavoravano senza posa. Sentivano già approssimarsi il Natale.
Era un incantesimo. Una strana magia.
Fuori da quelle vie era ancora estate. Sole, caldo. Ma lì era già Natale.
Subito prima di addentrarsi in quel vicolo, tra quelle botteghe di artigiani, alcuni veri artisti, due cose fondamentali. Almeno così mi apparvero.
La Cappella del Principe di San Severo. Che era, anzi è un luogo magico. Non un edificio cristiano. Piuttosto un, denso, concentrarsi di simboli massonici. Ma di quella massoneria operativa, il rito egizio del quale Raimondo di Sangro fu Gran Maestro. E al quale iniziò il Conte di Cagliostro.
Luogo magico, dicevo. Con statue straordinarie, bellissime certo, ma inquietanti. E il Christo Velato al centro. Di una purezza incantata. Sembrava che il marmo fosse un velo. Sottile. Impalpabile. Ti provocava un capogiro. Ti toglieva il respiro.
E, sotto la Cappella, le due Machine. Corpi, maschile e femminile, resi nella circolazione perfetta del sangue. Una ricostruzione minuziosa, e inquietante, delle vene, dei capillari…secondo la scienza una precisione senza pari. E senza spiegazioni.
Secondo la leggenda, corpi reali, di uomo e donna, che il principe avrebbe metallizzato con un processo alchemico.
Poi, subito fuori, un piccolo locale. Affollato da gente in attesa. Attendere, per mangiare una pasta fritta favolosa. Una pizza che aveva qualcosa di sublime.
E il prezzo addirittura risibile. Eppure li vi era stato anche Bill Clinton, come documentavano le foto. Da Presidente. E altri famosi, italiani e stranieri. Ed avevano fatto la coda. E, magari, mangiato la pizza in un cartoccio, stando in piedi.
E si entrava, infine, nella via dei Presepi.
E lì era, come dicevo, l’incanto. Il tempo sospeso.
Certo dovrei dire “è”, non usare il verbo al passato.
Tuttavia una notizia inquietante mi ha lasciato… sospeso.
I maestri presepisti di San Gregorio sono in sciopero. Per la prima volta nella loro storia.
Protestano contro la delibera del Comune di aprire la via a negozi d’altro tipo.
Fast food, bar all’americana, cinesi capaci di vendere statuine del presepio di plastica, fatte ad Hong Kong o Shangai..
Altre cose di questo tipo.
San Gregorio scomparirebbe. Rapidamente. Sparirebbero, uno a uno, i Maestri artigiani del Presepe.
Sparirebbe la pizzeria dove ho mangiato quello sformato di pasta fritta di cui sento ancora il sapore…
E, forse, sparirebbe anche Cappella San Severo. Divorata da un perverso meccanismo commerciale. Inghiottita dal nulla.
La rabbia si mescola al dolore. Mi sale in gola. Mi costringe a tacere…
Forse Raimondo di Sangro, il Principe di San Severo, riderebbe, ironico…
Forse…


