Neppure la candidatura dell’ex piddino Soru per spaccare il fronte della sinistra ha permesso alla destra fluida di governo di vincere le elezioni regionali in Sardegna. Le poltrone non sono salve, ma resta soprattutto la pessima figura. E al circolo della Garbatella dovrebbero iniziare a preoccuparsi. Forse non basta obbedire agli ordini di Biden, di Netanyahu e di Zelensky per ottenere il consenso degli elettori italiani.
Chissà, forse i sardi compaiono in massa nelle liste di proscrizione fornite dal cialtrone di Kiev a Meloni senza che il governo si sia sentito in dovere di protestare. Ma i maggiordomi non osano fiatare quando il padrone straparla.
Comunque, a proposito della Sardegna, già Gasparri aveva riconosciuto che il centrodestra aveva governato male. E non si capisce perché i sardi avrebbero dovuto entusiasmarsi per una siffatta maggioranza. Ed il risultato di Cagliari, con la grillina Todde in netto vantaggio, dimostra che anche nel capoluogo l’amministrazione di centrodestra non è stata particolarmente efficace.
A prescindere dal risultato finale, con un successo di Todde per pochi decimali, il circolo della Garbatella dovrebbe rendersi conto che la propria incapacità ha rivitalizzato una sinistra che stava offrendo il peggio di sé stessa. Perché ai decimali di differenza tra Truzzu e Todde, vanno aggiunti i punti pesanti sottratti da Soru al campo gauchista. Chissà se famigli e famigliari di Meloni saranno in grado di accorgersene. Ma, soprattutto, come ha scritto Mario Sechi, giornalista neomeloniano, chissà se la destra si renderà conto che deve svegliarsi e cambiare.
Dovrebbe innanzitutto cambiare la formazione della propria squadra di governo. Ma, ovviamente, non lo farà. Non lo faranno i neomeloniani e non lo faranno i leghisti che incassano un risultato disastroso. Frutto degli errori in Sardegna e di quelli in continente. D’altronde diventa difficile ottenere grandi risultati affidandosi a qualche incapace. E incassare uno schiaffo dopo l’altro da Meloni e Tajani non aiuta di certo.
E visto che si tratta di elezioni regionali, la nuova presidente dovrebbe trovare una squadra in grado di affrontare i temi fondamentali che il passato governo sardo non ha saputo risolvere. A partire dai disastrosi e troppo costosi collegamenti con il continente. E poi una gestione del turismo che superi il concetto di rapina. Oltre ad un rilancio di una cultura con potenzialità enormi. Senza dimenticare l’economia materiale ed immateriale.


