La farsa della fiera del libro di Roma prosegue. Dopo aver imposto il patentino di antifascismo per poter avere uno spazio in cui esporre i libri, dopo aver fatto marcia indietro per le polemiche che ne erano derivate, dopo aver ottenuto comunque la dichiarazione tanto ambita dalla stragrande maggioranza degli espositori (l’eroismo e la dignità non fanno parte della cultura ufficiale italiana), l’organizzazione ha negato gli spazi a due editori che non avevano sottoscritto il documento famigerato.
La Nave di Teseo e, guarda caso, l’Idrovolante. Ossia una delle case editrici messe sotto accusa dalla gauche in redazione. Dai fascistologi dei vari quotidiani. Perché la censura democratica vigila sempre, anche sui libri che non hanno nulla a che fare con il fascismo.
Però, questa volta, a difendere l’Idrovolante e Daniele Dell’Orco è scesa in campo tutta la maggioranza di governo. Il ministro della cultura, i sottosegretari, i responsabili culturali dei partiti del centrodestra. Tutti a lottare contro la censura. O forse no? Già, la squallida decisione della fiera del libro di Roma non ha minimamente interessato la sedicente cultura del centrodestra di governo. Piccoli uomini che, sino a quando venivano emarginati dall’egemonia culturale della sinistra di potere, potevano strillare sostenendo di essere bravi ma boicottati. Ma, quando sono arrivati al governo, hanno dimostrato di essere stati emarginati perché erano pessimi o mediocri, non perché erano di destra.
L’Idrovolante sopravviverà anche senza essere presente alla Nuvola romana. E magari l’editore sarà rimproverato da quelli che hanno criticato la scelta di libertà di Buttafuoco a Venezia. Piccoli personaggi frustrati nonostante poltrone ben remunerate.
Scatta la censura alla fiera del libro di Roma. Nell’indifferenza della destra di governo
La farsa della fiera del libro di Roma prosegue. Dopo aver imposto il patentino di antifascismo per poter avere uno spazio in cui esporre i libri, dopo aver fatto marcia indietro per le polemiche che ne erano derivate, dopo aver ottenuto comunque la dichiarazione tanto ambita dalla stragrande maggioranza degli espositori (l’eroismo e la dignità non fanno parte della cultura ufficiale italiana), l’organizzazione ha negato gli spazi a due editori che non avevano sottoscritto il documento famigerato.
La Nave di Teseo e, guarda caso, l’Idrovolante. Ossia una delle case editrici messe sotto accusa dalla gauche in redazione. Dai fascistologi dei vari quotidiani. Perché la censura democratica vigila sempre, anche sui libri che non hanno nulla a che fare con il fascismo.
Però, questa volta, a difendere l’Idrovolante e Daniele Dell’Orco è scesa in campo tutta la maggioranza di governo. Il ministro della cultura, i sottosegretari, i responsabili culturali dei partiti del centrodestra. Tutti a lottare contro la censura. O forse no? Già, la squallida decisione della fiera del libro di Roma non ha minimamente interessato la sedicente cultura del centrodestra di governo. Piccoli uomini che, sino a quando venivano emarginati dall’egemonia culturale della sinistra di potere, potevano strillare sostenendo di essere bravi ma boicottati. Ma, quando sono arrivati al governo, hanno dimostrato di essere stati emarginati perché erano pessimi o mediocri, non perché erano di destra.
L’Idrovolante sopravviverà anche senza essere presente alla Nuvola romana. E magari l’editore sarà rimproverato da quelli che hanno criticato la scelta di libertà di Buttafuoco a Venezia. Piccoli personaggi frustrati nonostante poltrone ben remunerate.
Condividi
Trending posts
La tragedia e la farsa
Grandi movimenti in Libia: unica assente l’Italia
Pontefici e uomini
Politica
Economia
Attualità
Cultura
Esteri
Commentarii
Lifestyle
Torino
Scripta manent
SPort
Interviste
Naftalina
Arte Biki
Leggi anche
I nuovi poveri giapponesi e la rabbia della sinistra dem contro gli oligarchi progressisti
Prezzi folli per il cibo. Calano gli acquisti, si riduce la qualità
A Bruxelles l’asilo Mariuccia o la corruzione dilagante?
Siate realisti, chiedete l’impossibile. Pur di evitare che la protesta dei lavoratori si saldi con quella dei fancazzisti delle banlieues