A Torino i mezzi pubblici ed i parcheggi sono gestiti dalla medesima società, la Gtt. Pubblica. Dunque sarebbe facile agire insieme sui due fronti. E forse fa parte della strategia comune indurre i lavoratori a proclamare uno sciopero senza, al contempo, prevedere la sospensione del pagamento della sosta. In questo modo si obbligano i sudditi, compresi quelli che hanno pagato l’abbonamento ai mezzi pubblici, ad utilizzare la propria auto per spostarsi, pagando la sosta con le consuete tariffe assurde.
È l’ennesimo modo per far cassa. Perché non bastavano gli autovelox, a cui si sono aggiunti i T- Rex, ossia le telecamere per incastrare non solo chi passa con il rosso ma anche chi si ferma pochi centimetri oltre la linea dello stop. Con il brillante risultato di spingere gli automobilisti ad ignorare le sirene delle ambulanze agli incroci presidiati dalle telecamere. Perché spostarsi in avanti significherebbe venire immortalati, ricevere a casa la pretesa di pagamento e perdere tempo e denaro per far ricorso. Senza neppure la certezza di veder riconosciuta la propria innocenza.
Ma al Comune poco importa. Interessa solo far cassa, mascherando tutto dietro il mito della sicurezza. Certo non quella di chi è a bordo delle ambulanze bloccate.
Ma non interessa nemmeno la sorte di chi si adegua alle imposizioni politicamente corrette ed utilizza l’unica linea di metropolitana. Una sola linea ma una ventina di scale mobili ferme. Alcune da mesi. Perché far cassa va bene, ma investire le risorse per la manutenzione sembra brutto. I soldi servono per i mega contratti dei dirigenti, non per offrire un servizio decente. E poi i sudditi hanno solo il dovere di pagare, non possono pretendere di avere anche qualche diritto.

