Scuola…ed altre memorie

28 Settembre 2024

 

 

Leggo che dei genitori protestano perché l’insegnante di sostegno, che seguiva loro figlio, è cambiato. Lasciando, naturalmente, spiazzato il bambino. Ne chiedono, ovviamente, le ragioni…e, siccome si rivolgono a giornali e televisioni, la cosa assume un certo rilievo. Anzi, viene alzato un, inutile, polverone.

 

Inutile, perché tutti, proprio tutti, dovrebbero sapere come funziona (male) il nostro sistema scolastico. Lo dovrebbero sapere i genitori, anche se, ovviamente, sono i più scusabili per la loro…ignoranza. E lo dovrebbero, soprattutto, sapere le televisioni e i giornali. Che non hanno scuse, quando, come oggi, fanno grande scandalo e manifestano incredibile meraviglia per un singolo episodio.

Che è solo quanto appare di un problema ben più vasto. E loro, i Media, dovrebbero saperlo bene. Perché da decenni fingono di ignorarlo.

 

Il Ministro competente allarga le braccia. E che ci posso fare io? È il sistema che funziona così, l’algoritmo che assegna i docenti alle classi… Senza non saremmo in grado…

 

Strano, però. Perché un tempo non c’erano computer, algoritmi, altre diavolerie informatiche…Eppure, chissà come e perché, tutti i docenti venivano assegnati alle classi in tempo per l’inizio dell’anno scolastico. Con un lavoro fatto a mano. In modo, certo, arcaico, ma funzionale.

 

Vero è che la scuola iniziava, con orario nazionale unico, il 1 Ottobre. San Remigio. Tant’è che quelli della prima elementare venivano chiamati “remigini”. Ah, e poi il 4 novembre era già festa. Festa della Vittoria. Quale? Beh, l’unica della nostra Storia nazionale.

Certo, iniziare ad ottobre …e tutte quelle feste poi… Avrà avuto una ricaduta negativa sulla preparazione degli allievi…

O no?

 

Sinceramente, credo proprio di no. Si facevano meno giorni e meno ore. Ma si studiava davvero, accidenti. Ed era questo a contare. Come dovrebbe ancora oggi.

 

E gli insegnanti, di ogni ordine e grado, erano tutti presenti. Tutti in cattedra. E facevano scuola. Magari a classi del doppio e più delle attuali. Ma lavoravano, e facevano lavorare e studiare. Molto.

 

Certo, anche allora vi erano i precari. Soprattutto perché di ruolo lo diventavi per concorso. A cattedre. Chi arrivava nel numero, ed erano pochi, prendeva il ruolo. Gli altri dovevano ritentare dopo due anni. E vi garantisco che bisognava studiare, e molto.

 

I precari, moltissimi, ieri venivano nominati per tempo. Ed era tutto fatto a mano, da provveditorati e segreterie. Quello che ora sembra impossibile.

E, per di più, le nomine per molti anni. Da tre a cinque. E non c’erano santi né madonne, se eri siciliano e venivi nominato in Lombardia quegli anni dovevi stabilirti lì. E lavorare, prima di poter chiedere un trasferimento.

Oggi è tutto diverso, come dicevo. Algoritmi, concorsi solo abilitanti, trasferimenti, assegnazioni provvisorie. Informatica…

E non funziona più nulla.

 

Le scuole aprono ad inizio settembre. Il 9 o giù di lì. Ma i provveditorati che dovrebbero procedere alle nomine dei docenti cominciano, se va bene, il primo dello stesso mese. Tutto lo dovrebbe fare l’algoritmo…l’informatica che ci dovrebbe rendere più facile la vita….

 

Ma, chissà perché, gli insegnanti spesso non arrivano in cattedra sino alla metà, inoltrata di ottobre. Se va bene. E le scuole non funzionano davvero per un mese ed oltre.

 

Fanno più giorni, molte più ore e materie. Ma solo sulla carta.

Nella realtà i diplomati di ogni ordine e grado sono lontani anni luce dai loro colleghi di una volta.

Che sapevano e sapevano fare molto, moltissimo di più.

Perché a scuola studiavano. Per davvero…non era, come oggi, un parcheggio dove si limitano a scaldare il banco.

 

Erano scuole, in genere, più povere. Spesso non c’era neppure il riscaldamento, e si tiravano avanti gli inverni con le stufe a legna.

E le insegnanti donne indossavano un lungo grembiule nero sopra i loro abiti. Gli uomini erano tutti in giacca e cravatta.

E i presidi, allora molto poco pagati, controllavano orari, abiti, disciplina e preparazione. Non giocavano, come oggi, a fare i manager. Di cosa, poi, è difficile per loro stessi il capirlo.

Ricordi, memorie, racconti del passato.

Inutili a fronte di tanti progressi, innovazioni, informatizzazione…

 

Di tante fole che stanno portando, o forse hanno già portato, la nostra scuola alla più totale inutilità e insipienza.

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