Se Nove, con Amadeus, diventa il terzo polo, che fine fa La 7 di Cairo?

17 Aprile 2024

E adesso, povero Urbano Cairo? No, non per il Toro che, per fortuna del presidente, difficilmente conquisterà un posto nelle Coppe europee e così “braccino” potrà vendere i giocatori più forti. Il problema, per il Berlusconi in formato ridotto, arriva dalla sua TV, La 7. Perché tutti fingono di preoccuparsi per il futuro della RAI, che perde anche Amadeus dopo aver lasciato partire Fazio lo scorso anno. Ma nessuno pensa a cosa potrà succedere al minipolo televisivo di Cairo.

È evidente che la campagna acquisti di Discovery per il Nove mira alla creazione ed al consolidata del terzo polo televisivo, a fianco di RAI e Mediaset. Manca ancora una adeguata offerta informativa, ma considerando i mega investimenti del Nove per accaparrarsi i conduttori (compreso Crozza, scippato proprio a Cairo), creare una redazione decente non pare un problema.

Ma se il terzo polo diventa Discovery-Nove, è evidente che il già non brillante ruolo de La 7 viene ulteriormente ridimensionato. Anche perché la collocazione politica dei due canali è sostanzialmente la stessa. Solo che gli americani preferiscono influire in modo più subdolo, con il pretino Fazio e ora con Amadeus scopritore di pseudo talenti politicamente corretti, mentre la TV di Cairo svacca in modo più evidente, con conduttori che faticano a nascondere la bava alla bocca quando si occupano della destra che, per loro, è una sola.

Discovery spende e spande, mentre “braccino” risparmia con talk show che costano poco. E che, purtroppo per lui, non richiamano folle oceaniche di fronte al televisore. Non basta lo share quando i numeri assoluti sono bassi. Di conseguenza La 7 dovrà rinunciare ai sogni di (piccola) gloria e si accontenterà di un ruolo marginale. Di un quarto posto sostanzialmente insignificante. Di un piazzamento a metà classifica, ma con il rischio di precipitare verso la retrocessione.

Un piccolo grande gioco da cui è assente la destra fluida di governo. Che punta solo a garantire qualche nomina in RAI ai propri fedelissimi. Senza incidere più di tanto sulla programmazione, sul cambiamento, sulla trasformazione in senso politico. Nessuna possibilità di una imitazione, sul fronte opposto, di ciò che era stato fatto anni fa con RAI 3, trasformata in Tele Kabul. Troppo impegnativo, troppo faticoso. E poi i fedelissimi cooptati non sono proprio all’altezza della situazione.

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