Orbàn, il premier ungherese, lascia ben poco spazio a dubbii con il suo atteggiamento.
Per lui, quello della UE è un capitolo ormai chiuso. Un fallimento, dal quale vuole portare fuori la sua Ungheria.
Il malessere, diciamo così, di Orbàn era palese da tempo. E si era manifestato con particolare veemenza durante quello che avrebbe dovuto essere il turno di Presidenza ungherese dell’Unione Europea. Di fatto invalidato dalla continua ingerenza della Commissione, e dal, servile, sostegno a questa di altri membri, in particolare Francia e Germania.

Così Orbàn non ha potuto esercitare le funzioni attribuite dall’Unione al Presidente di turno. Anzi, si è ritrovato sempre più isolato e messo nell’angolo.
E il suo disegno, palese, di portare verso una pacificazione con la Russia, è sembrato finire nel nulla.
Tuttavia la, cosiddetta, Unione Europea non è solo la Commissione con l’appoggio di Parigi e Berlino. O meglio, oggi come oggi, di Macron e del neoeletto Merz. Entrambi senza un vero controllo della maggioranza elettorale, ed entrambi che ricorrono a gabole e mezzucci per restare al potere.
L’Unione è, o meglio dovrebbe essere, un insieme di paesi sovrani. Ed Orbàn trova in questo molti sostenitori. Lo slovacco Fico, certo, sopravvissuto ad un attentato, ma deciso a tornare avanti sulla sua strada. E, poi, la Croazia, sempre meno pronta a sostenere il bellicismo, assurdo, della Von Der Leyen e della sua cricca.
E il malessere è palese in Bulgaria e in Romania. Dove solo un vero e proprio golpe giudiziario, eterodiretto dall’estero, ha impedito l’ascesa al governo di un presidente contrario al conflitto con la Russia. Impedito sino ad ora, per lo meno, viste le notizie di manifestazioni e proteste di massa che arrivano da Bucarest.
Di fatto, piaccia o meno, l’Unione Europea sta per saltare. Per perdere, tutta o in gran parte, la sua espansione orientale.
Mentre anche ad Occidente si avvertono moti tellurici di profondità. In Germania, soprattutto. Dove Merz cerca, anche qui per via giudiziaria, di frenare l’ascesa del AfD.

E, poi, in Francia, con il tentativo, anche qui ad opera di una magistratura in mano a Macron, di eliminare dalla prossima corsa all’Eliseo la Le Pen, che tutti i sondaggi danno per favorita.
E non parliamo di “strani” black out nella Penisola Iberica. Intervenuti dopo che quei governi avevano preso iniziative sulla Palestina in contraddizione con la linea imposta da Bruxelles. A pensar male si fa male. Però, spesso, si indovina. Purtroppo.
Orbàn, dunque, non è solo. E il suo scalpitare è soltanto il segno più palese e visibile della realtà. Ovvero del declino, e della prossima fine, di questa Unione che pretende di governare l’Europa, ma che serve interessi che nulla hanno a che vedere con quelli dei popoli europei.