Senza “forma”

25 Giugno 2026

 

 

È un mondo, il nostro, che sta perdendo, o forse ha già perduto, una cosa, un elemento fondamentale. La “forma”.

 

“Non riesco a capire le ragazze di oggi – mi dice un’amica – neppure mia figlia. Vanno in giro sciatte, con pantaloncini e canottiera, pancia scoperta…non sono attraenti. Solo volgari”.

 

Già, le ragazze, commento. E i vecchi? Ma li vedete questi vecchi con pantaloncini corti, le gambette secche, i sandali, o, peggio ancora, le ciabatte…e, dulcis in fondo, tante volte una canottiera…

 

Fa caldo. Certo. Ma faceva un caldo altrettanto rovente anche una volta.

 

Mio nonno paterno non usciva mai se non in abito di lino, camicia, scarpe. E, per di più, cappello. Una paglietta leggera, ma lo portava comunque sempre.

Unica concessione alla calura estiva, poteva non mettere la cravatta.

Non era un damerino. Un maresciallo dei Reali Carabinieri in congedo. Non avrebbe, però, mai e poi mai accettato di perdere la dignità. Di abdicare ad essa.

 

D’altro canto, il suo era un mondo molto diverso. Un mondo che ho potuto ancora vedere da bambino. E, poi, da ragazzo.

Un mondo che aveva “forma”.

E la forma non era un fatto secondario, trascurabile…

 

Il problema sta proprio in questo. Il nostro mondo, quello occidentale soprattutto, ha perduto la “forma”.

E vive, o meglio esiste così, sbracato, se mi concedete il, brutto ma calzante, neologismo.

 

È un mondo informe, una specie di massa viscida, comoda probabilmente, ma al tempo stesso vagamente disgustosa. Naturalmente se la si osserva dal di fuori. Con un certo distacco.

 

Perché, purtroppo, la maggioranza delle persone si è fatta travolgere. E vi si rotola dentro a tale informe massa. Senza coscienza.

Felici come i maiali nel brago.

Quella coscienza che, un tempo, diveniva buon gusto. Ed educazione anche. Perché un uomo vestito con decoro cerca di comportarsi di conseguenza. Di essere, semplicemente, educato.

Ma cosa vi volete aspettare da ciabattanti in canottiera?

Un’educazione oxfordiana?

 

La perdita della “forma” ha ridotto le nostre città a dei porcili a cielo aperto.

Certo, tutti si lamentano del degrado crescente, delle immondizie accatastate, dei marciapiedi sconnessi…

 

Ben pochi, però, si rendono conto che il degrado dell’ambiente circostante non è, in fondo, che una proiezione del degrado interiore.

 

Per semplificare, un uomo in ciabatte e canotta non può vivere in un ambiente pulito ed ordinato. Che non gli appartiene, e del quale non è parte.

 

Un tempo, ai tempi i cui mio nonno passeggiava nella piazza della nostra città, le cose stavano ben diversamente.

Quelle vie, quelle piazze erano pulite, ben tenute, ordinate.

Ma erano tali perché corrispondevano agli uomini che le vivevano.

Puliti, ordinati. Eleganti senza affettazione.

La perdita della “forma” non è un accidente secondario.

Dimostra, invece, ciò che siamo diventati.

Ciò a cui ci siamo ridotti.

 

E quando verrà l’Apocalisse, e prima o poi verrà, non avrà connotati epici. Non sarà un Ragnarok di fiamme e ghiaccio.

Semplicemente questo nostro mondo si affloscerà, e svanirà sprofondando come in un pantano.

 

Ingloriosa fine di quella che chiamiamo storia.

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