Si scrive snackpacking, si legge povertà. Per “Il cucchiaio d’argento” è il nuovo fenomeno che contraddistingue la Gen Z e i Millenials. Giovani che escono meno e che hanno trasformato “l’high-protein e il plant-based in fenomeni mainstream. Ma è anche la generazione del take-away e del ready-to-eat, quella che ha riscoperto la kombucha e trasformato il matcha in una bevanda di culto”. Sì, il riferimento è a giovani italiani che, in teoria, dovrebbero parlare una lingua obsoleta chiamata italiano. Ma solo in teoria.
E il giornale teoricamente italiano riporta anche il luogo comune secondo cui la questi giovani avrebbero ridotto il consumo di alcol. Prontamente smentito dai dati ufficiali e internazionali di IWSR (l’istituto di ricerca sui consumi di alcol). Tra i giovani della Gen Z che hanno raggiunto l’età legale per bere, il 74% dichiara di consumare alcol, contro il 66% di tre anni fa. Una percentuale ormai molto vicina al 76% rilevato nell’intera popolazione adulta analizzata. La sorpresa maggiore arriva confrontando le generazioni. La quota più alta di consumatori si trova tra i Millennials (81%), seguiti dalla Generazione X (77%). La Gen Z è al 74%, mentre all’ultimo posto troviamo proprio i Baby Boomers (71%).
Tornando allo snackpacking, la Gen Z avrebbe sostituito la cena al ristorante o in pizzeria con l’acquisto di prodotti particolari nei supermercati o sulle bancarelle per strada. Anche nelle panetterie, nelle macellerie. Una tendenza dettata dalla curiosità, secondo l’autrice dell’articolo. Una ricerca di autenticità. Non le viene il dubbio che si tratti di una scelta obbligata, dovuta all’impossibilità di sostenere i prezzi dei ristoranti. Non le viene il dubbio che la medesima bottiglia di vino costa al supermercato un terzo, o un quarto considerando anche i costi aggiuntivi del coperto, di quanto si paghi al ristorante.
Macché. È solo bisogno di autenticità, di un’esperienza gastronomica meno costruita, più vicina alla quotidianità del luogo. Sarà per questa tipicità e vicinanza che l’autrice assicura che in Italia dovremo abituarci a ready meal, grab-and-go e meal kit: indubbiamente simboli dell’autenticità della cultura enogastronomica italiana.
Si scrive snackpacking, si legge povertà
Si scrive snackpacking, si legge povertà. Per “Il cucchiaio d’argento” è il nuovo fenomeno che contraddistingue la Gen Z e i Millenials. Giovani che escono meno e che hanno trasformato “l’high-protein e il plant-based in fenomeni mainstream. Ma è anche la generazione del take-away e del ready-to-eat, quella che ha riscoperto la kombucha e trasformato il matcha in una bevanda di culto”. Sì, il riferimento è a giovani italiani che, in teoria, dovrebbero parlare una lingua obsoleta chiamata italiano. Ma solo in teoria.
E il giornale teoricamente italiano riporta anche il luogo comune secondo cui la questi giovani avrebbero ridotto il consumo di alcol. Prontamente smentito dai dati ufficiali e internazionali di IWSR (l’istituto di ricerca sui consumi di alcol). Tra i giovani della Gen Z che hanno raggiunto l’età legale per bere, il 74% dichiara di consumare alcol, contro il 66% di tre anni fa. Una percentuale ormai molto vicina al 76% rilevato nell’intera popolazione adulta analizzata. La sorpresa maggiore arriva confrontando le generazioni. La quota più alta di consumatori si trova tra i Millennials (81%), seguiti dalla Generazione X (77%). La Gen Z è al 74%, mentre all’ultimo posto troviamo proprio i Baby Boomers (71%).
Tornando allo snackpacking, la Gen Z avrebbe sostituito la cena al ristorante o in pizzeria con l’acquisto di prodotti particolari nei supermercati o sulle bancarelle per strada. Anche nelle panetterie, nelle macellerie. Una tendenza dettata dalla curiosità, secondo l’autrice dell’articolo. Una ricerca di autenticità. Non le viene il dubbio che si tratti di una scelta obbligata, dovuta all’impossibilità di sostenere i prezzi dei ristoranti. Non le viene il dubbio che la medesima bottiglia di vino costa al supermercato un terzo, o un quarto considerando anche i costi aggiuntivi del coperto, di quanto si paghi al ristorante.
Macché. È solo bisogno di autenticità, di un’esperienza gastronomica meno costruita, più vicina alla quotidianità del luogo. Sarà per questa tipicità e vicinanza che l’autrice assicura che in Italia dovremo abituarci a ready meal, grab-and-go e meal kit: indubbiamente simboli dell’autenticità della cultura enogastronomica italiana.
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