Si spengono le luci, gli amici se ne vanno…
Ma di chi è questo motivetto che continua, da tutta la giornata, a frullarmi in testa? Anche se in effetti era “La musica è finita, gli amici se ne vanno”.
Lo hanno cantato in parecchi… ma mi sembra di vedervi il tocco, malinconico e brusco, del… Califfo.

Comunque, questo non c’entra. O c’entra poco, diciamo. Perché quello che conta è che oggi, di colpo, tutte le luci si sono spente. È solo il 7 gennaio. E, per di più, domenica. Però le luminarie natalizie non brillano più. I negozi sono rimasti chiusi. Anche bar e ristoranti, bui e saracinesche abbassate.
E i mercatini di Natale stanno venendo già sbaraccati.
Il paese sembra caduto nel sonno. Anzi, in una sorta di letargo. Le vie semidesertiche, il silenzio… solo una pioggia sottile e diaccia che batte, ritmicamente, sul porfido dell’acciottolato.
“Poco più su, duecento metri appena, questa è neve. Finalmente”
Mi dice un anziano che sta bevendo vin brulé nell’unico bar rimasto aperto.

E ha ragione. Domani non solo le vette, ma anche i boschi saranno imbiancati.
È Gennaio. Ed è il vero inverno. Quello profondo. Certo, le giornate stanno allungandosi, in modo sempre più percettibile la mattina. Dal sei, di un passo di gallo, dicono (o dicevano) nel vicino Tirolo. Ma resta un mese di oscurità. Anche perché il cielo, durante il giorno, è grigio ferro. E le nubi basse, tanto da avvolgere il castello in una sorta di nebbia. Che conferisce alla scena un’atmosfera magica. Da fiaba, anche se fiaba… gotica.
Gennaio… il mese sacro a Giano. Il Dio degli inizi. Il Dio più antico. Janus… come janua, “porta”. Duplice volto, bifronte. Ma si conoscono statue con quattro volti. Ad indicare non solo il tempo passato e quello futuro, ma anche la dimensione dello spazio. Perché non è possibile neppure concepire il Tempo senza lo Spazio. Che ne determina la nostra percezione.
La Terra è fredda. Ghiacciata e dura. E tuttavia nel suo ventre maturano i semi. Che germoglieranno nella prossima primavera. La rinascita dietro l’apparenza della morte.
È stagione di fiabe (lo so Direttore, mi ripeto…). Fiabe particolari, però. Storie di gnini, coboldi. Nani che, come quelli di Biancaneve – la Biancaneve dei Grimm, naturalmente, non quella edulcorata della Disney… – lavorano in miniera. Nelle profondità della terra, scavando tra i cristalli e le pietre preziose…
E se guardo le brume che avvolgono questa sera, e annunciano una notte senza luci… beh, non riesco a sfuggire alle suggestioni di antiche saghe… in fondo, i Nibelunghi altri non erano che nani. E vivevano, e scavavano nelle profondità…
Lo sapeva bene il professore Tolkien. Non a caso, forse, nato proprio in un, freddo e buio, inizio di gennaio…
La musica è finita…
Come continua poi?
Ricordo solo vagamente…
Un minuto è lungo da morire se non è vissuto…
Vabbè… davvero troppo malinconica. Anche per una sera come questa…

