Il ministro delle cerimonie napoletane penserebbe subito a Shakespeare, leggendo questi versi (Dante? Chi era costui? Uno del Nord Italia?). E in effetti è meglio guardare molto indietro nel tempo, piuttosto di rendersi conto dell’attualità del problema. Dove cercarla, la libertà? Certo non in Belgio, dove uno sfigatissimo sindaco è intervenuto per vietare un incontro, in una sala privata, di alcuni rappresentanti della destra conservatrice europea.
Non c’era neppure l’alibi del neofascismo o del neonazismo. I relatori, internazionali, erano semplicemente espressione di quella destra moderata che, evidentemente, non è tollerata da un sindaco impegnato a confermare il giudizio che i francesi hanno dell’intelligenza dei loro cugini belgi.
Ma Giorgia Meloni che, giustamente, si indigna e protesta per l’intollerabile comportamento del sindaco belga, è la stessa a capo del governo che cerca in ogni modo di impedire le manifestazioni a sostegno dei palestinesi massacrati dal macellaio di Tel Aviv, quel Netanyahu tanto amato da lady Garbatella e da Tajani, ed osannato dal Tg5. I boicottaggi vanno bene contro Mosca, ma sono vietati se colpiscono Israele.
A loro volta, però, i giovani universitari che contestano la repressione poliziesca, sono in prima linea per impedire ogni forma di libertà di pensiero differente. Non solo nei confronti dei ragazzi e delle ragazze del Fuan, l’organizzazione universitaria di destra. Perché le “Brigate fucsia”, secondo la definizione di Marco Rizzo, all’Università di Torino hanno aggredito i giovani che raccoglievano le firme per presentare alle elezioni europee la lista di Democrazia Sovrana Popolare. Le Brigate fucsia, spiega Rizzo, si dichiarano comunisti ma equidistanti tra Nato e i Paesi del mondo multipolare. In fondo perfettamente in linea con il governo Meloni che ha cambiato in corsa le regole per le elezioni, obbligando chi non fa parte del sistema a raccogliere un numero spropositato di firme.
Per la gioia delle Brigate Fucsia che temono ogni concorrenza. E che hanno ormai censurato i canti di chi li ha preceduti:
Sindaci in Belgio, Brigate Fucsia a Torino, repressione neomeloniana: non c’è spazio, in Europa, per la libertà
Libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Il ministro delle cerimonie napoletane penserebbe subito a Shakespeare, leggendo questi versi (Dante? Chi era costui? Uno del Nord Italia?). E in effetti è meglio guardare molto indietro nel tempo, piuttosto di rendersi conto dell’attualità del problema. Dove cercarla, la libertà? Certo non in Belgio, dove uno sfigatissimo sindaco è intervenuto per vietare un incontro, in una sala privata, di alcuni rappresentanti della destra conservatrice europea.
Non c’era neppure l’alibi del neofascismo o del neonazismo. I relatori, internazionali, erano semplicemente espressione di quella destra moderata che, evidentemente, non è tollerata da un sindaco impegnato a confermare il giudizio che i francesi hanno dell’intelligenza dei loro cugini belgi.
Ma Giorgia Meloni che, giustamente, si indigna e protesta per l’intollerabile comportamento del sindaco belga, è la stessa a capo del governo che cerca in ogni modo di impedire le manifestazioni a sostegno dei palestinesi massacrati dal macellaio di Tel Aviv, quel Netanyahu tanto amato da lady Garbatella e da Tajani, ed osannato dal Tg5. I boicottaggi vanno bene contro Mosca, ma sono vietati se colpiscono Israele.
A loro volta, però, i giovani universitari che contestano la repressione poliziesca, sono in prima linea per impedire ogni forma di libertà di pensiero differente. Non solo nei confronti dei ragazzi e delle ragazze del Fuan, l’organizzazione universitaria di destra. Perché le “Brigate fucsia”, secondo la definizione di Marco Rizzo, all’Università di Torino hanno aggredito i giovani che raccoglievano le firme per presentare alle elezioni europee la lista di Democrazia Sovrana Popolare. Le Brigate fucsia, spiega Rizzo, si dichiarano comunisti ma equidistanti tra Nato e i Paesi del mondo multipolare. In fondo perfettamente in linea con il governo Meloni che ha cambiato in corsa le regole per le elezioni, obbligando chi non fa parte del sistema a raccogliere un numero spropositato di firme.
Per la gioia delle Brigate Fucsia che temono ogni concorrenza. E che hanno ormai censurato i canti di chi li ha preceduti:
Buttiamo a mare le basi americane
cessiamo di fare da spalla agli assassini
giriamo una pagina lunga di vent’anni
andiamo a guadagnare la nostra libertà.
No, non c’è più spazio, in Europa, per la libertà..
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