L’egemonia culturale della sinistra si infrange non sull’iceberg di una cultura di destra mortificata dalle iniziative governative ma, semplicemente, sulla realtà che ormai rifiuta la noia assoluta propinata dai guru della gauche intello. L’ultimo esempio di una lunga serie è rappresentato dalla crisi, quasi certamente irreversibile, di Smemoranda. L’agenda/diario che ha accompagnato gli studi, e non solo, dell’aspirante classe dirigente della sinistra politicamente corretta.
Era un concentrato di luoghi comuni e di ironia a senso unico. Una forma di indottrinamento soft a cui tutti dovevano adeguarsi. E tutti si adeguavano. Perché l’egemonia culturale non passava soltanto attraverso gli spettacoli di Dario Fo o i pugni chiusi dei cantanti alla festa dell’Unità dove, in realtà, contava di più l’egemonia culturale delle salamelle alla griglia. Certo, erano importanti le dichiarazioni di adesione al Pci di Claudio Villa e Gianni Morandi, di attori e attrici in cerca di contratti e visibilità.
Ma, progressivamente, la situazione mutava. E mentre alla festa dell’Unità ci si dedicava alla carta dei vini, la cultura della giovane sinistra passava attraverso Gino e Michele. E la loro Smemoranda. Dall’aspetto culturale all’acquisto per moda, il passo è stato breve. Ma andava bene anche così, proprio perché la sinistra si trasformava in gauche caviar.
Ora, però, non funziona più. E non solo perché l’agenda cartacea è diventata un oggetto inutile, adoperata sempre meno persino dai boomers. È proprio quel mondo che è finito. Gli editori di Smemoranda se ne sono accorti perché hanno dovuto fare i conti con un buco plurimilionario. Mentre attori, cantanti, artisti vari continuano a sproloquiare indifferenti ai cambiamenti della realtà circostante.
La differenza, sostanziale, è che nessuno si accorgerà della scomparsa di Smemoranda, al di là di lavoratori e creditori. Mentre i guru dello spettacolo gauchista non spariranno poiché la destra fluida di governo non è in grado di sostituirli. E quando ci prova, inanella una sconfitta dopo l’altra.
Smemoranda affonda con l’egemonia culturale della gauche intello
L’egemonia culturale della sinistra si infrange non sull’iceberg di una cultura di destra mortificata dalle iniziative governative ma, semplicemente, sulla realtà che ormai rifiuta la noia assoluta propinata dai guru della gauche intello. L’ultimo esempio di una lunga serie è rappresentato dalla crisi, quasi certamente irreversibile, di Smemoranda. L’agenda/diario che ha accompagnato gli studi, e non solo, dell’aspirante classe dirigente della sinistra politicamente corretta.
Era un concentrato di luoghi comuni e di ironia a senso unico. Una forma di indottrinamento soft a cui tutti dovevano adeguarsi. E tutti si adeguavano. Perché l’egemonia culturale non passava soltanto attraverso gli spettacoli di Dario Fo o i pugni chiusi dei cantanti alla festa dell’Unità dove, in realtà, contava di più l’egemonia culturale delle salamelle alla griglia. Certo, erano importanti le dichiarazioni di adesione al Pci di Claudio Villa e Gianni Morandi, di attori e attrici in cerca di contratti e visibilità.
Ma, progressivamente, la situazione mutava. E mentre alla festa dell’Unità ci si dedicava alla carta dei vini, la cultura della giovane sinistra passava attraverso Gino e Michele. E la loro Smemoranda. Dall’aspetto culturale all’acquisto per moda, il passo è stato breve. Ma andava bene anche così, proprio perché la sinistra si trasformava in gauche caviar.
Ora, però, non funziona più. E non solo perché l’agenda cartacea è diventata un oggetto inutile, adoperata sempre meno persino dai boomers. È proprio quel mondo che è finito. Gli editori di Smemoranda se ne sono accorti perché hanno dovuto fare i conti con un buco plurimilionario. Mentre attori, cantanti, artisti vari continuano a sproloquiare indifferenti ai cambiamenti della realtà circostante.
La differenza, sostanziale, è che nessuno si accorgerà della scomparsa di Smemoranda, al di là di lavoratori e creditori. Mentre i guru dello spettacolo gauchista non spariranno poiché la destra fluida di governo non è in grado di sostituirli. E quando ci prova, inanella una sconfitta dopo l’altra.
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