Spaccio e violenze non sono un problema di ordine pubblico, se manca la bandiera della Palestina..

10 Ottobre 2024

Tutto vietato, o quasi, in nome dei rischi per l’ordine pubblico. Vietato marciare per protestare contro i massacri israeliani a Gaza e in Palestina. Permesso marciare per protestare contro la strage di Hamas. Vietate le manifestazioni che criticano il servilismo del governo nei confronti dei padroni statunitensi. Legittime le iniziative contro Putin.

Il concetto di “ordine pubblico” assomiglia sempre più a quello di “censura preventiva”. La stessa messa in onda dalle TV, di stato o private. Non che sia una novità, ovviamente. I governi precedenti si comportavano nel medesimo modo, anche se l’ordine pubblico veniva utilizzato per impedire le iniziative delle destre, comprese le presentazioni di libri in luoghi privati e, addirittura, per vietare i funerali di personaggi scomodi. Scomodi per il governo e per la gauche in redazione.

 

Però non si comprende perché questo governo, che si proclama tanto attento alla sicurezza, non si accorga dei problemi di “ordine pubblico” provocati dell’occupazione di interi edifici, di fabbriche abbandonare, di uffici dismessi, di palazzetti dello sport mai ultimati. Occupati abusivamente non da senza tetto disperati o da famiglie che non hanno alternative abitative. Ma occupati da bande di criminali, di spacciatori, di ladri e rapinatori.

E lo stato non può far finta di non sapere. Perché arrivano senza sosta le segnalazioni di cittadini esasperati, di ragazzi aggrediti, di passanti derubati. E poi servizi sui giornali ed in TV. Però, per Piantedosi e colleghi, non ci sono problemi di ordine pubblico. Non ci sono per i prefetti, per i sindaci, per i magistrati.

Ma se nel caso di occupazione abusiva di un alloggio da parte di una famiglia esistono difficoltà nel trovare una sistemazione alternativa, per i fortini dello spaccio l’unica difficoltà è rappresentata dalla volontà di stroncare la delinquenza. Certo, concentrando i criminali in un posto si facilita il controllo. Ma il controllo di cosa? Lo spaccio, i furti, le aggressioni proseguono senza sosta. I quartieri limitrofi sono assediati. E chissenefrega se lo stato conosce nomi e cognomi (spesso falsi) di chi gestisce queste attività criminali. I cittadini non vengono tutelati ed i criminali si arricchiscono. A patto, ovviamente, di non esporre una bandiera del Libano o della Palestina. Perché diventerebbe un problema di ordine pubblico.

Condividi

Trending posts

Leggi anche