Stiglitz e il declino dell’Europa

20 Gennaio 2026

 

 

Stiglitz non usa perifrasi. Non sfuna il discorso. Va diretto al centro della questione.

 

L’euro ha fallito quello che doveva essere il suo compito. Unico ed essenziale.

Favorire l’unificazione, politica oltre che economica, dell’Europa.

 

Ed ha fallito perché è stato totalmente asservito agli interessi particolari di lobby finanziarie e di singoli paesi, totalmente incuranti dell’interesse comune.

E che, anzi, hanno operato nella direzione opposta a quella dell’integrazione europea. Sfruttando l’euro e non dando alcun inizio ad un, necessario, processo di integrazione politica.

 

Un giudizio estremamente drastico. Anche e soprattutto perché non viene da un Carneade qualsiasi, ma da un Premio Nobel per l’economia. Per di più di estrazione democratica, e che annovera fra i suoi riferimenti Keynes.

 

Certo, Stiglitz il Nobel lo ha ricevuto per la micro-economia.

Tuttavia, nel tempo, ha cominciato sempre più ad occuparsi dei grandi problemi, economici certo, ma anche politici e sociali.

Arrivando ad essere un riferimento per tutti coloro, specie in Europa, che contestano questa Unione…astratta. Che non tiene conto dei popoli e degli uomini reali.

 

Ora Stiglitz, che pure per estrazione è un Democratico, viene infatti visto come un riferimento tanto dalle destre estreme europee, quanto dalle sinistre più radicali. Da quelli, per dirla in soldoni, che di questa Europa non sono affatto soddisfatti.

Lui non è cambiato, però. Resta, di fondo, un democratico americano, influenzato dal pensiero di Keynes. E assolutamente lontano da coloro che, da una parte o dall’altra, vorrebbero trascinarlo verso una deriva politica.

 

Stiglitz, dopo tanto peregrinare e riflettere, è arrivato ad una conclusione.

L’Europa, l’Unione Europea ha fallito il suo compito. E tradito il suo destino.

 

Non restano, pertanto, che due possibilità.

 

Una è assai improbabile. Per non dire impossibile. Riformare, radicalmente, l’Unione Europea. Riuscire a darle una veste diversa. Fare dell’euro uno strumento di unificazione politica.

 

A questo osta la volontà dei singoli paesi d’Europa. Troppo legati ai loro interessi particolari. Di, ristretta, bottega.

Soprattutto la volontà della Germania e dei paesi del Nord. Che non vogliono la crescita economica, e politica, del Mezzogiorno. Dei paesi in via di sviluppo.

 

E allora, scartata questa, resta solo l’altra ipotesi.

Rinunciare all’euro. Chiudere l’esperienza della moneta comune. Che si è rivelata peggio che fallimentare. Dannosa.

 

Rinuncia che Stiglitz considera non facile, né tantomeno indolore. E tuttavia possibile, visto che l’euro ha appena una ventina d’anni. Poco, e tuttavia abbastanza per decretarne il fallimento.

 

Quindi chiudere l’esperienza negativa. Pagandone, certo, pesante scotto. Meno costoso, e doloroso, però, di quello che potrebbe rappresentare il continuare su una strada sbagliata.

 

Chiudere con l’euro, quindi. E, poi, ricominciare daccapo.

 

Vent’anni, dice, sono poca cosa. Quasi nulla. Saremmo ancora in tempo per invertire questa tendenza al declino.

 

Prima che divenga precipizio.

Condividi

Trending posts

Leggi anche