Le inchieste della magistratura non significano colpevolezza di chi viene coinvolto. A maggior ragione se si è solo agli inizi e non solo non c’è una condanna definitiva ma neppure un semplice rinvio a giudizio. Però esiste una questione morale che, in alcuni casi, vale molto di più di un qualsiasi giudizio della magistratura. E non è soltanto riferito alla politica. Anzi, sotto l’aspetto morale nessuno si aspetta alcunché dai politici italiani e, sempre di più, anche da quelli europei.
C’è invece una categoria che strilla ogni volta che viene messa in dubbio l’onestà di un suo membro, la correttezza, la schiena dritta di fronte alle imposizioni del potere. Ed è la categoria dei giornalisti. Poi, però, arrivano le scivolate e cresce l’imbarazzo. Soprattutto perché a scivolare sono i nomi che contano. L’ultimo redattore non interessa a nessuno. Nessuno è interessato a regalare o prestare gioielli affinché li indossi promuovendo un marchio particolare. Nessuno è più interessato a prestare auto da provare per mesi e mesi, prima di sostituire la vettura con un nuovo modello.
Adesso le ultime polemiche, prontamente sopite, riguardano un importante giornalista della Busiarda che, in veste di direttore di una rivista enogastronomica del gruppo Gedi (sì, sempre quello degli Elkann), avrebbe incassato soldi da un Comune del Torinese, attraverso una società di cui era socio, per promuovere un piatto a base di carne.
Già così non sarebbe il massimo della correttezza. Ma, secondo i magistrati, il problema sarebbe che la promozione non sarebbe stata in linea con l’ammontare della spesa che coinvolgerebbe anche una società in house della Regione Piemonte. E adesso le indagini si sono allargate anche ad altre iniziative finanziate sempre dalla Regione al medesimo giornale e giornalista.
Questo è l’aspetto giudiziario. E si vedrà se si andrà avanti. Restano invece altri aspetti: qualche assessore regionale era a conoscenza di queste operazioni? le ha approvate? e, nel caso, su quali basi considerando lo scarsissimo effetto promozionale?
Perché siamo al consueto scambio di favori tra politici e famiglia Elkann, con giornalisti al seguito. Cioè la famiglia che ha divorato risorse pubbliche per garantire affari privati. E che, evidentemente, può continuare a farlo con il sostegno regionale.
Ci sarebbe persino una considerazione di tipo sportivo. Una famiglia che controlla anche la Juventus come può pensare di licenziare qualcuno per violazione dello “stile” dopo le vicende delle scommesse di un giocatore, del doping di un altro, dopo gli scandali che hanno coinvolto la dirigenza che faceva capo ad Andrea Agnelli? Sono sempre loro, con Stellantis, con la Busiarda e affini, con la Juve. Dunque meglio insabbiare.

