Ben Gvyr è grossolano. Volgare e impresentabile. Che venga eletto e sia divenuto addirittura ministro, ci dà un’idea dello stato in cui versa Israele.
E, tuttavia, nel suo modo triviale ha detto, purtroppo, una verità.
Amara, dura da digerire…ma verità comunque.
Non siamo più lo Stivale. Siamo, ormai, soltanto una ciabatta. Per altro vecchia e sfondata.
E, come tale, veniamo trattati. Sfruttati, usati, irrisi. Disprezzati.
È questo che fanno i nostri “amici”. È questo che fa, soprattutto, Israele.
Ora, gli insulti del ministro israeliano sono, certo, volgari. Ma non è sua la colpa di come l’Italia, o per lo meno quella che un tempo era l’Italia, è stata ridotta.
È colpa, certo, delle nostre, cosiddette, “classi dirigenti”.
Dei politici, innanzi tutto, che definire scialbi, vili, asserviti a poteri esteri sarebbe ancora generoso.
Ed è colpa di un mondo industriale e imprenditoriale, miope e gretto. Incapace di comprendere la lezione di Adriano Olivetti, e preoccupato soltanto del profitto fatto alla giornata.
Inetto all’innovazione. Pavido e in perenne fuga.
Ed è, poi, colpa della nostra borghesia. Incapace di iniziativa. Sterile. Asservita ad un sistema di cui ben conosce la corruzione. E, per lo più, cerca di sfruttarla a proprio vantaggio. Un triste omaggio al “paese dei furbi”.
Ed è colpa dei sindacati. Divenuti solo conventicole autoreferenziali. Difensori strenui dei propri, immeritati, privilegi.
Ed è, in sostanza,colpa di tutto, o quasi, il nostro popolo. Che non è più un popolo, bensì una massa amorfa e priva di carattere.
Vili, pavidi, impauriti. Proni a qualsiasi, assurdo diktat, dalle fantomatiche mascherine a una guerra che non osiano neppure chiamare tale. E che fingiamo non ci riguardi.
E che pretendiamo allora? Di venire rispettati? E per quale recondita ragione, di grazia?
Ben Gvyr è, certo, un cafone impresentabile. Però ci ha detto in faccia, brutalmente, la nuda e cruda verità.
Quello che tutti, ormai, nel mondo pensano di noi.
Quello che, per ipocrisia o stupidità, non ci rendiamo conto di essere diventati.


