Sembravano le intemperanze verbali del solo Stoltenberg. Quasi a conferma del detto “nomen est omen”. Una montagna di… beh, diciamo stoltezze, idiozie, follie…
Poi si è aggiunto Borrell. Il personaggio più inutile e ininfluente della scena europea. Il burocrate che avrebbe la pretesa di essere il Ministro degli Esteri dell’Unione. E fa già ridere così…
Ma ora sono scesi in campo Scholz e Macron. E la cosa comincia a farsi tremendamente seria. Perché, certo, erano stati preceduti dalle intemperanze di altri membri NATO. I soliti Baltici – che, viste le loro forze, dovrebbero contare come il due di coppe quando la briscola sta a bastoni… la Finlandia, con lo zelo inopportuno dei neofiti. E la Polonia, che tutti dicono essere una, notevole, potenza militare. Ma lo dicevano anche nel ’39. Anzi, il governo di Varsavia era convinto di arrivare con le sue truppe a Berlino in una settimana. Tutti sanno, poi, come andò a finire… dovrebbero ricordarselo anche i polacchi.
Ma se scendono in campo Germania e Francia il gioco si fa pesante. E molto rischioso. Sholtz sarà pure il Cancelliere fantasma, il più scialbo della storia tedesca. E Macron una imitazione di Napoleone fatta da Luis de Funés… il Totò transalpino. Ma se anche Parigi e Berlino sostengono la posizione di permettere agli ucraini di utilizzare i missili a lunga gittata forniti dagli alleati occidentali contro la Russia, per colpire persino Mosca e San Pietroburgo… beh, allora il gioco si fa davvero pesante.
La posizione inglese, naturalmente, è questa già da un bel po’. E gli unici che sembrano opporsi – a parte Ungheria, Slovacchia e, probabilmente, altri paesi balcanici troppo esposti all’inevitabile reazione russa – sono italiani e spagnoli. Ma è un’opposizione debole. Che sembra in attesa delle decisioni di Washington.
Già, perché Washington frena. O meglio, a frenare, è il Pentagono. I militari si rendono conto meglio degli altri dei rischi insiti in una tale escalation bellica. Anche perché toccherebbe a loro combattere.
La decisione, però, è politica. E nell’Amministrazione Biden, fino ad ora cautamente contraria, stanno prevalendo gli assertori di questa escalation.
Perché si avvicinano le Elezioni. E ritengono che il Presidente uscente non possa arrivarvi con sulle spalle il fallimento in Ucraina.
Calcolo miope. Perché tale impiego delle armi occidentali ben difficilmente riuscirebbe ad invertire le sorti, ormai chiaramente segnate, del conflitto.
Anzi, provocherebbe la reazione del Cremlino. E Putin ha già chiaramente fatto comprendere che, in tale evenienza, non solo l’Ucraina sparirebbe dalle carte geografiche, ma anche molti altri paesi europei dovrebbero pagare uno scotto molto pesante.
Scotto che non siamo pronti, e neppure disposti a pagare davvero. Perché un conto sono i giochi di guerra degli Stoltenberg, Borrell e soci. Altro essere investiti dalla furia, probabilmente anche nucleare, dell’Orso Russo.



