Strani giri di valzer. Riflessi in specchi deformanti, che non permettono di cogliere con chiarezza cosa stia avvenendo sulla scena politica, e geopolitica, generale.
La Turchia di Erdogan è tenuta fuori della porta dalla UE. Volontà di Parigi, soprattutto, che teme la concorrenza delle merci turche, in particolare nel settore agroalimentare.
Tuttavia Ankara è, ancora, parte integrante della NATO.
Un socio, però, riottoso. E pericoloso.
Perché Erdogan gioca in proprio. E tende ad espandere la sua influenza in tutto il Medio Oriente. Inevitabilmente entrando in contrasto con Telaviv.
Il cui disegno della Grande Israele, in parte sostenuto da Washington, per Erdogan, e per la sua Turchia, è semplicemente inaccettabile.
Di qui i sospetti americani nei confronti del leader turco.
Che, però, non impediscono che Erdogan venga, sotto traccia, appoggiato da Londra.
Già, Londra. Ovvero il Foreign Office e addentellati. Compreso il famoso, e almeno un tempo temuto, MI6. Per intenderci il Circus dei romanzi di Le Carré.
Londra ha sempre mantenuto un canale privilegiato con Ankara. Cosa che risale, probabilmente, ai tempi di Ataturk. Che fu moltissime cose, e tra queste anche un massone di Rito Scozzese. Quindi con una porta aperta in certi ambienti britannici.
E a Londra, in una certa Londra per lo meno, si guarda con estremo interesse alla volontà espansionistica di Erdogan.
Indipendentemente dal fatto, oggettivo, che proprio questa inquieti, e non poco, i “cugini” americani.
Per i servizi britannici, Erdogan può tornare estremamente utile per contenere l’espansione russa.
Anzi, vedono nella sua idea, o sogno, di una Grande Turchia uno strumento per indebolire la presa di Mosca sui territori che, un tempo, appartennero al suo impero.
Il Caucaso e soprattutto l’Asia Centrale, con l’inquieto Uzbekistan, il ben più saldo Kazakhstan, il Turkmenistan che si sta aprendo dopo decenni di chiusura. E ancora il Kirghizistan, il Tajkistan…
Ovvero tutti i paesi che fanno parte di una sorta di unione dei popoli turcofoni. Uno di quegli “enti” di fatto privi di linea politica unitaria. E di reale peso internazionale.
Però Erdogan potrebbe cambiare le cose. Raggrupparli intorno ad Ankara, trasformandoli in una forza geopolitica con cui tutti dovrebbero fare conti.
Una scommessa azzardata. Anche perché il Sultano alberga certo di queste ambizioni, ma non intende parallelamente abbandonare il disegno di assumere la guida del mondo arabo mediorientale.
Disegno che lo porta a confliggere con Israele e con Washington. E che crea non pochi grattacapi anche in certi salotti londinesi.
In ogni caso va tenuto ben presente che la “simpatia” britannica per Erdogan è funzionale ai disegni di Londra.
Mira a creare, nella regione tra Asia ed Europa, una forza che impensierisca Mosca.
Il Cremlino lo capisce perfettamente.
In fondo, a ben vedere, si tratta di un riproporsi, su diversa scala, del vecchio Grande Gioco.
L’interminabile partita a domino fra Mosca e Londra per il controllo dell’Eurasia e, soprattutto, degli accessi ai “mari caldi”.


