Ormai ci siamo. Il periodo di Avvento è, quasi, concluso. E sulla tavola, nella Corona di vischio, brillano accese tutte e quattro le candele. Mancano solo due notti a quella di Natale.
L’attesa, ciclica, si sta per concludere, dunque. L’Avvento è, come da tradizione, ormai prossimo. Che poi uno attenda la rinascita del Sole o quella di Gesù, in fondo non conta. Sul piano imaginale, quello del mito, non sono, a ben pensarci, cosa molto diversa.
Però questo Avvento è stato…strano.
Lasciamo perdere l’ormai usuale affollarsi dei negozi, quella sorta di febbrile corsa che ha caratterizzato, come sempre, questi giorni. E mettiamo nel dimenticatoio anche gli auguri, a voce per strada, o al telefono. Sempre più attraverso chat e messaggi d’occasione, spesso preconfezionati.
Marry Christmas , Feliz Navidad… Che, poi, chi li usa, con contorno di ghirlande e paffuti folletti, sappia due parole d’inglese o di spagnolo conta ben poco….gli auguri, oggi, si fanno così. E così vanno accettati…
Però l’atmosfera, come dicevo, è…strana. Qualcosa di diverso, non proprio di stonato…ma, appunto, diverso da ciò cui siamo abituati, anzi assuefatti da tempo.
Una vena di malinconia, forse.
Che si insinua un po’ ovunque…soprattutto dietro l’allegrezza forzosa e l’allegria forzata di tanti auguri.
Come se, sul fondo, anche il più ottuso, od ubriaco che sia – le libagioni pre-festive qui non mancano certo – avverta che qualcosa, in fondo, non va. Non sta andando, poi, tutto così bene…
Oddio, mi si potrebbe dire che anche questa non è, poi, una grande novità…che sempre l’allegria delle feste ha qualcosa di forzato…che, spesso, si finge una gioia che non si prova. Un’allegria a ben vedere fasulla.
Però, quest’anno c’è qualcosa comunque di diverso. O, per lo meno, questa è l’impressione che ho…e, siccome sono io a scrivere…
Qualcosa, intendo, di ancora più forzato del solito. E velato di malinconia…no, nella maggioranza dei casi, non si tratta di malinconia. Che è un sentimento nobile. Humor filosofico, la dicevano un tempo…
Ma qui non c’è nulla, o è ben raro, di filosofico. Piuttosto, il velo, o meglio ancora il sottofondo di tutto è…paura.
Paura, cieca e sorda, di vedere il presente. Per quello che è. Un presente di guerre, conflitti, lotte…che fingiamo non ci riguardino. E che, invece, ci toccano, anzi ci coinvolgono ogni giorno di più.
Guerre che non comprendiamo, ma che siamo, ottusamente, costretti a subire.
E che stanno cominciando ad avere sempre più pesanti riflessi sul nostro vivere ordinario.
Fingiamo che non sia così. Ci illudiamo, anzi ci stordiamo con una quotidianità sempre più alterata e resa irreale da media ed altre finzioni. Che ci raccontano ciò che non è. Non è reale, non è vero….
Ma noi, in fondo, vogliamo credere a questa, triste, favola.
E allora il nostro Natale diventa un modo come un altro per non pensare. Per non vedere. Uno stordimento, appunto. Un’illusione circondata di paura.
Passerà. Purtroppo. E dopo l’Epifania, che sogni ed illusioni spazza (come si suol dire) via, ci sarà un pesante risveglio.
Un Carnevale. Ma, temo, un Carnevale magro, triste…macabro.
Intanto, Buon Natale a tutti.


