Sin dall’Unità d’Italia si è sempre parlato della “Questione Meridionale”, di come poter ammodernare il Sud Italia in modo che possa diventare un motore in grado di sfruttare le immense risorse e potenzialità che possiede, ma ad oggi nessuno politicamente ci è mai riuscito con successo. Come fare?
Da questa domanda si è sviluppato l’intero convegno della Macroarea Sud, organizzato in sinergia tra le associazioni regionali di Ance Giovani della Calabria, Campania, Puglia e Sicilia: nella splendida cornice di Palazzo Biscari, uno dei simboli di Catania, ha avuto luogo il 19 aprile l’incontro dal titolo “Sud d’Italia Nord del Mondo – infrastrutture, portualità e ZES: asset strategici dello sviluppo”.
Come si intuisce dal titolo, le tavole rotonde che si sono susseguite hanno avuto come fil rouge tutta la rete di collegamento tra i territori, dalle autostrade ai porti sino al tanto discusso Ponte sullo Stretto.
Dopo i saluti iniziali a cura di Marco Colombrita, presidente di Ance Giovani Sicilia, di Rosario Fresta, presidente di Ance Catania, di Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, il coordinatore della macroarea sud Marco Oloferne Curti, Marco Trantino sindaco di Catania, si è partiti spediti verso la prima tavola riguardante i porti.
Introduzione a cura di Alessandro Escolino, consigliere ANCE Giovani Campania, poi l’analisi di Alessandro Panaro (Head of Maritime & Energy, Centro Studi Srm di Napoli) ed seguente dibattito sui temi rappresentati tra Antonio Caponetto, coordinatore Struttura di Missione ZES Unica, e l’Onorevole Annalisa Tardino, deputata al Parlamento europeo e Componente della Commissione Trasporti e Turismo. Tra i temi trattati, l’impatto economico e sociale positivo che potrebbe potenziare l’immensa risorsa che rappresenta l’enorme distesa di costa che possiede l’Italia peninsulare ed insulare. Rispetto agli altri porti europei, abbiamo un gap sia di sviluppo che burocratico, che rallenta il passaggio delle merci e fa propendere i grossi flussi mercantili verso altri stati. In un periodo di instabilità geopolitica dove il Canale di Suez non è più un luogo sicuro, avere una efficienza portuale potrebbe davvero rappresentare un volano di sviluppo esponenziale.
Spazio poi al Ministro per la Protezione Civile ed il mare, Nello Musumeci, che ha confermato quanto espresso nelle analisi fatte nella prima tavola, aggiungendo come il nostro Meridione non è né non può essere uguale al nord Italia. E questo per una mera motivazione geografica: i contesti sono differenti e come tale bisogna sfruttare al meglio cosa è presente sul territorio. Non si deve guardare al nord Europa, cosa che necessariamente il nord Italia fa, ma diventare un faro, un riferimento, per quanto riguarda tutto ciò che si trova più a Sud. I Paesi che si affacciano sul Mediterraneo possono e devono diventare interlocutori su cui far nascere uno scambio di risorse proficuo per la crescita.
La seconda tavola, introdotta da Emilio Ciardullo, consigliere ANCE Giovani Cosenza, e Antonello Fontanili, direttore Uniontrasporti, seguiti dalla tavola rotonda a cui hanno preso parte Pierluigi Di Palma (presidente ENAC), Marco Marchese (RFI Direzione Investimenti Area Sud) e Ida Nicotra (consigliere Amministrazione Società Stretto di Messina SpA, ha riguardato tutte le interconnessioni del Meridione: non solo il Ponte sullo Stretto, ma anche l’Alta Velocità Salerno – Reggio Calabria, la A2 Autostrada del Mediterraneo, la SS 106, Jonica. Nel complesso, l’unione delle 100 opere prioritarie di rilancio del Mezzogiorno hanno un valore di 140 miliardi e possono generare una ricaduta enorme sul potenziamento del territorio.
Parola anche a Tullio Ferrante, sottosegretario per le Infrastrutture e i Trasporti, che ha sottolineato come ci sia un impegno politico in atto che mira a migliorare gli interscambi, le interconnessioni e l’intermodalità, utilizzando i diversi fondi a disposizione, su tutti quelli del PNRR, che consentiranno di rafforzare la piattaforma logistica delle aree in cui si innestano i più importanti rapporti commerciali.
Spazio anche a Marco Falcone, l’assessore all’Economia della Regione Siciliana, che ha portato luce sul fatto che la passata legislatura e quella attuale hanno investito circa 12 miliardi in autostrade, ferrovie, porti e strade secondarie, registrando una crescita di oltre un miliardo nel 2023 e dati positivi anche per il 2024.
Si è giunti infine alla terza ed ultima tavola, riguardante le risorse idriche e gli interventi per la loro gestione. Per ANCE, parola a Vincenzo Scarano, consigliere ANCE Giovani Puglia e Coordinatore Rapporti con le Regioni, le riflessioni affidate a Giuseppe Alesso (amministratore Delegato di Siciliacque) e Fabio Fatuzzo (commissario straordinario unico per la Depurazione).
Come si può comprendere da questo rapido racconto, i temi trattati sono di vitale importanza e questo è testimoniato dalla partecipazione in platea di ospiti di primissimo ordine. Come anche ricordato nelle conclusioni dalla Presidente Nazionale di Ance Giovani, Angelica Kristle Donati, per un paese come l’Italia le infrastrutture sono fondamentali. L’edilizia ha un fattore di moltiplicatore economico per cui ogni euro speso ha una ricaduta positiva sul territorio di 3 volte e mezzo. Questo, però, può accadere esclusivamente se sono presenti poi gli adeguati collegamenti che possano rendere appetibile un territorio. Per evitare non solo che i giovani vadano all’esterno (o, per il sud Italia, verso le grandi città del nord), ma che anzi possano tornare in Italia, sarà necessario fornire territori dove le aziende abbiano l’interesse ad investire. In caso contrario, senza le nuove generazioni il territorio non ha alcuna prospettiva futura.

