Abbiamo sentito cose che, voi umani.. No, non c’è bisogno di tornare a Blade Runner. È sufficiente ascoltare Antonio Tajani, ormai al di là di ogni umana decenza. Il democratico e occidentalista presidente della Corea del Sud tenta un colpo di stato. Non ci riesce perché il parlamento e la società civile si ribellano. Ed allora interviene il ministro degli Esteri italiano. Che mette in guardia e quasi minaccia il presidente. Il golpista? Ma no! Tajani manda un avvertimento al leader della Corea del Nord affinché non approfitti di quer pasticciaccio brutto de Seul.
Dunque i buoni tentano un colpo di stato e Tajani se la prende con qualcun altro. Perché i cattivi restano cattivi anche quando si fanno i fatti propri.
Certo, è vero che gli avvertimenti di Tajani hanno la stessa fondamentale importanza di una scoreggia nello spazio. Però persino l’Italia priva di sovranità dovrebbe avere un briciolo di decenza nella scelta dei propri rappresentanti sulla scena internazionale. Non bastava Giggino, ora ci pensa Tajani a garantire figure di palta. Un uomo che, di fronte a 44mila palestinesi assassinati, in stragrande maggioranza donne e bambini, insiste sul diritto di Israele di difendersi dopo che Hamas ha assassinato 1.200 israeliani. 44mila a fronte di 1.200, una proporzione che non scuote la coscienza del ministro.
Che non si scuote neppure per il ritorno dei tagliagole jihadisti in Siria. D’altronde i terroristi sono sostenuti dell’Occidente collettivo, compresa l’Ucraina, dunque sono diventati buoni.
Ma davvero l’Italia può essere credibile, con un piano Mattei che ha già scarse risorse finanziarie, quando il ministero degli Esteri è affidato al feroce monarchico Tajani?
Tajani, al di là di ogni decenza
Abbiamo sentito cose che, voi umani.. No, non c’è bisogno di tornare a Blade Runner. È sufficiente ascoltare Antonio Tajani, ormai al di là di ogni umana decenza. Il democratico e occidentalista presidente della Corea del Sud tenta un colpo di stato. Non ci riesce perché il parlamento e la società civile si ribellano. Ed allora interviene il ministro degli Esteri italiano. Che mette in guardia e quasi minaccia il presidente. Il golpista? Ma no! Tajani manda un avvertimento al leader della Corea del Nord affinché non approfitti di quer pasticciaccio brutto de Seul.
Dunque i buoni tentano un colpo di stato e Tajani se la prende con qualcun altro. Perché i cattivi restano cattivi anche quando si fanno i fatti propri.
Certo, è vero che gli avvertimenti di Tajani hanno la stessa fondamentale importanza di una scoreggia nello spazio. Però persino l’Italia priva di sovranità dovrebbe avere un briciolo di decenza nella scelta dei propri rappresentanti sulla scena internazionale. Non bastava Giggino, ora ci pensa Tajani a garantire figure di palta. Un uomo che, di fronte a 44mila palestinesi assassinati, in stragrande maggioranza donne e bambini, insiste sul diritto di Israele di difendersi dopo che Hamas ha assassinato 1.200 israeliani. 44mila a fronte di 1.200, una proporzione che non scuote la coscienza del ministro.
Che non si scuote neppure per il ritorno dei tagliagole jihadisti in Siria. D’altronde i terroristi sono sostenuti dell’Occidente collettivo, compresa l’Ucraina, dunque sono diventati buoni.
Ma davvero l’Italia può essere credibile, con un piano Mattei che ha già scarse risorse finanziarie, quando il ministero degli Esteri è affidato al feroce monarchico Tajani?
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