Se ne parla poco. O meglio, sui grandi Media, sempre più servili, non se ne parla affatto. Ma in Africa, in una gran parte se non tutta l’Africa, i tamburi di guerra stanno rombando. Sempre più forte.
L’epicentro da cui deriva questo tuonare è, ancora una volta, il Burkina Faso. Che sta assumendo decisamente il ruolo guida di questa Rivoluzione Africana.
Il capitano Traorè, che è a capo della giunta rivoluzionaria, ha messo sotto accusa le, cosiddette, Ong occidentali che ancora operano nel paese.

Soprattutto una, dietro alla quale si staglia l’ombra di Soros. E che, con la scusa di ricerche mediche sulla malaria, modificava geneticamente le zanzare. E rendeva il, possibile, contagio sempre più pericoloso.
E, guarda caso, la, cosiddetta, “ricerca scientifica” era patrocinata dall’Imperial College di Londra.
Come dire, dai servizi di intelligence britannici.
L’esempio del Burkina Faso sta, rapidamente, venendo seguito da altri paesi dell’Africa subsahariana.
Da quelli che si sono scossi di dosso le pesanti catene del neocolonialismo, inglese e, soprattutto, francese.

Naturalmente, questa rivolta contro il trasformare l’Africa Nera in un laboratorio per, oscuri, esperimenti genetici, facendo degli africani le cavie, è solo una punta dell’Iceberg.
Il risveglio dell’Africa è, in realtà, molto più profondo. E presenta un pressocchè totale rigetto di quel neo-colonialismo, neppure tanto velato, che la sta opprimendo da oltre mezzo secolo.
Questo potrà comportare, nell’immediato futuro, radicali metamorfosi dello scenario africano. E, naturalmente, metamorfosi spesso traumatiche. Che passeranno attraverso il fuoco di guerre e conflitti.
Perché le potenze coloniali europee, Francia e Gran Bretagna, per quanto ormai al crepuscolo, non molleranno facilmente l’osso. Non, per lo meno, senza esservi costrette con la forza.
Per altro, gli odierni Stati africani non sono che il residuo di un colonialismo europeo che mai tenne conto di differenze, etnie, religioni e culture. Sfruttando, anzi, queste tensioni e conflitti interni per mantenere il controllo.

Ne sa qualcosa la Nigeria, che potrebbe essere ricca e prospera, ma che è da sempre travagliata da conflitti etnici e religiosi. Conflitti che hanno, certo, radici antiche, ma che vengono oggi utilizzati dal neo-colonialismo per controllare da lontano il paese. E sfruttarne le grandi ricchezze, lasciandola nella miseria.
Il processo storico ha, tuttavia, finalmente incontrato il punto di svolta.
Il Burkina Faso, il capitano Traorè, il veto alle Ong che fanno esperimenti genetici, sono solo un segnale. E, tuttavia, un segnale ben preciso.
L’Africa sub-sahariana si è ridestata. E si sta riappropriando rapidamente della sua storia e del suo destino.
Una realtà con la quale tutti, proprio tutti sulla scena internazionale, dovranno presto fare i conti.