Tempo di attesa. Tempo di presagi

17 Dicembre 2025

 

 

Giornata grigia. Piovosa. Non fredda, o meglio non freddissima e, tuttavia con una sorta di gelo che ti entra nelle ossa. Che ti fa rabbrividire. Forse perché anche gravido di una febbricola. È la stagione, in fondo.

 

Però è anche la stagione, il periodo in cui si attende il Natale. O meglio, in cui si dovrebbe attenderlo. Perché quello a cui ci tocca assistere è ben altra cosa.

Certo, i negozi, le vie sono addobbati a festa. Anche da troppo tempo, che, ormai, si inizia praticamente dai Morti. E solo per ragioni commerciali. Senza tenere più alcun conto del…Tempo. E della sua scansione.

 

Ora il Natale è prossimo. Una manciata di giorni. Un decina, più o meno.

Però anche qui tutti questi festoni, più o meno rutilanti, stonano. Mi infastidiscono, come qualcosa di artefatto. Di non sincero.

Anche l’allegria dei bambini, in fondo, suona falsa. Indotta dall’attesa dei regali. Solo dei regali, e quand’anche si continui a rispettare la scadenza, la Notte tra il 24 e il 25. Cosa, purtroppo, sempre più rara.

 

L’attesa dovrebbe essere diversa. Molto diversa. Più…silente. Perché, poi, dovrebbe culminare in quella “Stille Nacht” dell’antica cantata… Una Notte Silente, che porta finalmente i “doni”. Che anticipa il risorgere del Sole. O, per lo meno, l’attesa e la speranza.

 

Queste, però, prima di Natale, dovrebbero essere notti magiche. E silenziose. Notti da trascorrere accanto ad un fuoco. E ascoltare una voce che narra.

Già… Ma cosa mai potrebbe narrare, oggi, una voce? Il senso, il significato stesso della fiaba è andato da tempo perduto. E le versioni cinematografiche ne hanno snaturato l’essenza. Ed il significato, appunto.

 

Si passa da racconti patinati ed allegri in stile Disney, ad altri orrorifici e non privi di una certa…sensualità.

A loro modo belli, per carità. Divertenti. Ma che ben poco, o nulla hanno a che fare col significato di questi giorni, e soprattutto di queste Notti di Avvento.

 

I racconti dei filò contadini di un tempo, le fiabe, sovente tetre e plumbee, raccontate dai vecchi accanto al fuoco, avevano ben altri significati.

 

E così l’uso, a lungo mantenutosi nelle isole britanniche, di raccontare storie spaventose, fantasmi, spettri e simili, in queste notti. Roba forte, crudele, terrifica. Spesso da fare impallidire un Edgar Allan Poe.

Che, per altro, sarebbe una lettura perfetta in queste sere gravide di pioggia. In questi silenzi. In queste solitudini.

E Dickens, nel suo Cantico di Natale, fece, come ho già scritto, tesoro di quella tradizione. Trasformandola in ben altro, certo. In funzione del suo disegno moralistico, di stampo vittoriano.

 

Eppure, pensateci bene. I tre spiriti del Natale. Passato, presente….e futuro.

Quest’ultimo soprattutto. Silenzioso. Incombente. Terrifico. La Morte che indica una tomba.

Lì parla ancora la tradizione delle veglie e dei racconti che incutono terrore.

 

Lì Dickens, il vittoriano razionale moralista, viene invaso, posseduto da uno Spirito ben più antico. Arcano e misterioso.

Diventa un vecchio narratore popolare. Davanti al fuoco e circondato di ombre.

 

Qui, nel paese dove mi sono ritirato, piove forte. E tutto è silenzio. Le vie sono vuote. E mute. Domani sarà ancora così. Anzi, peggio, perché è il giorno in cui la maggioranza dei negozi, per uso, resterà chiusa. Anche molti dei bar.

Questo deserto, però, questo silenzio, non mi dispiace. Anzi, mi fa come avvertire altre voci, altre presenze …intangibili, che svaniscono nella confusione affollata di questi giorni.

 

Fantasie? Probabile. O reminescenze del passato, di libri letti e dimenticati.

Eppure, mi piace restare qui, seduto in penombra, solo le luci dell’albero di natale accese.

E ascoltare…le voci del silenzio.

 

Peccato, solo, di non avere un camino.

Un bel fuoco sarebbe perfetto in queste Notti.

E le sue ombre rivelerebbero molte storie.

 

Buona attesa del Natale. E…state in casa. Mi raccomando.

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