“Noi siamo natura”, afferma Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, presentando la quindicesima edizione di Terra Madre-Salone del Gusto, a Torino dal 26 al 30 settembre. E non a caso We Are Nature è lo slogan che caratterizza l’evento. “Naturale è un termine fascista” assicura Oscar Farinetti parlando del vino ad una manifestazione sul Carso. Non potrebbe essere più evidente la frattura – ideologica, culturale, sociale – tra due mondi che, in teoria, avrebbero origini comuni ma sviluppi diametralmente opposti.
D’altronde Carlin Petrini, geniale fondatore di Slow Food e del Salone del Gusto, poi Terra Madre, dopo anni di esperienze culturali nell’estrema sinistra braidese, è sempre riuscito a trovare una quadra con la destra moderata (Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte) e con quella sociale (Gianni Alemanno, ministro dell’Agricoltura). E pare ci siano tutti i presupposti per una collaborazione proficua con Paolo Bongioanni, neo assessore regionale piemontese all’agricoltura e al cibo. Alla faccia dell’antifà Farinetti che non perde occasione per dire sciocchezze.
Così Bongioanni può raccontare i progetti per favorire non solo la produzione di cibo di qualità, ma anche la creazione di una filiera corta che aiuti gli agricoltori ed i consumatori, a danno degli speculatori. In contrasto con la deriva industriale dell’alimentazione, denunciata per primo proprio da Carlin (e l’utlizzo di Carlin invece di Carlo serve a rimarcare la vicinanza).
E cosa sostiene il duro e puro Farinetti? Che bisogna difendere proprio le produzioni industriali che sono buone, pulite e giuste e fanno bene all’ambiente. Evita di aggiungere che fanno bene anche ai lavoratori, forse per non ritrovarsi a fianco della destra che difende il lavoro povero.
Però la direttrice di Slow Food insiste sul cibo che fa male, che inquina, che crea povertà. E Carlin apprezza il progetto di filiera corta di Bongioanni, attacca la grande distribuzione organizzata, mette in guardia dallo sviluppo degli acquisti alimentari online che ridurranno del 20% i già magri ricavi degli agricoltori.
Invita a coniugare piacere e responsabilità, piacere e conoscenza. E spera che, ancora una volta, dell’appuntamento torinese di Terra Madre parta una grande proposta per cambiare la percezione mondiale del cibo. Come è successo per la biodiversità o per i formaggi a latte crudo.
E il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, sottolinea come la scelta del Parco Dora per ospitare Terra Madre rappresenti anche un simbolo di rigenerazione: il luogo della produzione industriale del Novecento diventa il luogo per una nuova cultura del cibo a livello mondiale, con 3mila delegati in arrivo da 120 Paesi.
Terra Madre “è natura”. Per Farinetti “naturale” è fascista. La guerra sul cibo vede nuove alleanze
“Noi siamo natura”, afferma Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia, presentando la quindicesima edizione di Terra Madre-Salone del Gusto, a Torino dal 26 al 30 settembre. E non a caso We Are Nature è lo slogan che caratterizza l’evento. “Naturale è un termine fascista” assicura Oscar Farinetti parlando del vino ad una manifestazione sul Carso. Non potrebbe essere più evidente la frattura – ideologica, culturale, sociale – tra due mondi che, in teoria, avrebbero origini comuni ma sviluppi diametralmente opposti.
D’altronde Carlin Petrini, geniale fondatore di Slow Food e del Salone del Gusto, poi Terra Madre, dopo anni di esperienze culturali nell’estrema sinistra braidese, è sempre riuscito a trovare una quadra con la destra moderata (Enzo Ghigo, presidente della Regione Piemonte) e con quella sociale (Gianni Alemanno, ministro dell’Agricoltura). E pare ci siano tutti i presupposti per una collaborazione proficua con Paolo Bongioanni, neo assessore regionale piemontese all’agricoltura e al cibo. Alla faccia dell’antifà Farinetti che non perde occasione per dire sciocchezze.
Così Bongioanni può raccontare i progetti per favorire non solo la produzione di cibo di qualità, ma anche la creazione di una filiera corta che aiuti gli agricoltori ed i consumatori, a danno degli speculatori. In contrasto con la deriva industriale dell’alimentazione, denunciata per primo proprio da Carlin (e l’utlizzo di Carlin invece di Carlo serve a rimarcare la vicinanza).
E cosa sostiene il duro e puro Farinetti? Che bisogna difendere proprio le produzioni industriali che sono buone, pulite e giuste e fanno bene all’ambiente. Evita di aggiungere che fanno bene anche ai lavoratori, forse per non ritrovarsi a fianco della destra che difende il lavoro povero.
Però la direttrice di Slow Food insiste sul cibo che fa male, che inquina, che crea povertà. E Carlin apprezza il progetto di filiera corta di Bongioanni, attacca la grande distribuzione organizzata, mette in guardia dallo sviluppo degli acquisti alimentari online che ridurranno del 20% i già magri ricavi degli agricoltori.
Invita a coniugare piacere e responsabilità, piacere e conoscenza. E spera che, ancora una volta, dell’appuntamento torinese di Terra Madre parta una grande proposta per cambiare la percezione mondiale del cibo. Come è successo per la biodiversità o per i formaggi a latte crudo.
E il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, sottolinea come la scelta del Parco Dora per ospitare Terra Madre rappresenti anche un simbolo di rigenerazione: il luogo della produzione industriale del Novecento diventa il luogo per una nuova cultura del cibo a livello mondiale, con 3mila delegati in arrivo da 120 Paesi.
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