Terre rare e terre contese

23 Aprile 2025

 

 

La Cina ha annunciato che porrà limitazioni notevoli al suo export di Terre Rare. Settore strategico, nel quale Pechino è, praticamente, egemone. Controllando circa il 99% della produzione sino al 2023. Situazione ancora non cambiata di molto, perché i tentativi di sviluppare l’estrazione delle Terre Rare in Australia, Vietnam ed altri paesi, risultano ancora totalmente, o quasi, dipendenti dall’industria di affinamento cinese. E ci vorranno anni perché comincino ad affancarsene anche solo in parte.

È evidente la portata strategica di questa decisione cinese. Che rappresenta una chiara reazione, forse solo la prima, alle politiche protezionistiche di Washington. Che Pechino considera anti-cinesi. E, ad onor del vero, non senza buone ragioni.

 

Trump ha spostato il confronto con Pechino da un piano militare – quale perseguiva l’Amministrazione Biden – ad uno più squisitamente commerciale. Ed è nello stile dell’uomo, che concepisce le guerre come scontri di interessi, export ed import, affari…e solo in ultima, ed estrema, istanza come scontro armato.

 

Ciò non toglie che quella con la Cina sia, a suo modo, una “guerra”. Uno scontro mercantile, lo potremmo definire, che forse non verserà direttamente sangue, ma che potrebbe causare notevoli, forse anche immani, sconvolgimenti globali.

 

Ammesso, e non concesso, che Trump e il suo vice Vance, abbiano il tempo di mettere in atto la loro strategia.

Che è, poi, la strategia determinata dal sistema industriale americano, da tempo in sofferenza per la concorrenza estera. In particolare per quella cinese.

Pechino conosce bene il gioco. E reagisce colpendo Washington sulle Terre Rare, delle quali mantiene un controllo pressocché egemonico.

 

Non si tratta, però, solo di…”affari”. Le Terre Rare sono elementi fondamentale per l’industria bellica. E il sistema militare americano dipende in questo pesantemente dalle importazioni dalla Cina.

 

La decisione di Pechino ha, dunque, un doppio valore.

 

Ritorsione contro il protezionismo di Washington che danneggia pesantemente l’export cinese.

 

Al tempo stesso, mettere in crisi l’industria bellica statunitense. Favorendo, invece, la propria crescita in questo settore.

E mettendosi, così, in una posizione di forza nella eventualità di un prossimo scontro armato.

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