Terrorismo

26 Maggio 2026

 

 

Quello che è avvenuto a Starabelsk, il bombardamento di un College con uno sciame di droni, senza alcun obiettivo militare, neppure ipotetico, e il massacro di un gruppo di studentesse che dormivano tranquille, può venire definito in un unico modo.

Terrorismo.

Perché questa non è guerra. Non è cercare di colpire obiettivi militari del nemico per ottenere un risultato spendibile sul piano concreto.

 

È, soltanto, cercare di utilizzare gli strumenti del terrore per mettere in ginocchio l’avversario.

O meglio, per infliggere danni ai civili, senza neppure curarsi delle ricadute politiche.

 

La guerra, quasi inutile dirlo, è sempre cosa spietata. E lascia sul terreno morti innocenti. Indifesi.

Tuttavia, se è guerra, ha degli obiettivi primariamente militari. Ed anche diplomatici.

Fiaccare la resistenza dell’avversario. Colpire i suoi gangli vitali. Indebolirlo. Costringerlo ala resa o, per lo meno, alla trattativa.

Quella che continua a portare avanti Kiev, con l’appoggio dei Paesi Baltici, e la connivenza di gran parte dell’Unione Europea, non è guerra.

Sono, soltanto, azioni fini a se stesse. Violenze contro civili inerni. Massacri proditori.

Terrorismo, appunto.

 

Non che la Russia di Putin stia ferma o si tiri indietro.

I suoi raid missilistici ed aerei sono devastanti.

Colpiscono, ormai, con estrema durezza tutto il territorio ucraino. Anche gli angoli più remoti. E infliggono perdite devastanti.

 

Tuttavia vi è una differenza. Una grande differenza.

I russi puntano, primariamente, ad obiettivi militari e strategici. Basi, depositi, sistema industriale, centri di addestramento e gangli vitali del trasporto truppe.

Certo, colpiscono anche, inevitabilmente, i civili.

Inevitabile, visto che il governo di Zelensky ha piazzati basi militari in mezzo alla popolazione e ai centri abitati.

Tuttavia quelli sono appunto danni collaterali. Non voluti. Non perseguiti.

È orribile, ma è guerra.

 

Attaccare proditoriamente un College, mentre le allieve stanno dormendo, massacrarle, non è guerra.

Non porterà a nessuno vantaggio militare. A nessuno risultato politico. È solo terrorismo.

 

E di questo, prima o dopo, dovrà rispondere il folle regime di Kiev. E, purtroppo, dovranno pagarne il costo anche quei paesi europei, Italia compresa, che lo spalleggiano. E che avvallano questi, inaccettabili, massacri di innocenti.

 

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