Tintin le facho in mostra a Nizza (ma censurato)

28 Febbraio 2024

Tutti conoscono Tintin e il cagnetto Milou, protagonisti di avventure in giro per il mondo che hanno incantato svariate generazioni di ragazzi appassionati di fumetti. Non molti, però, conoscono la vita di Hergé, il creatore e disegnatore di Tintin, un artista belga che ci ha lasciato giusto quarant’anni fa. In particolare, poco si sa dello stretto rapporto che per tutta la vita Hergé (pseudonimo di Georges Remi, nato a Bruxelles nel 1907) ha avuto con le arti figurative, che non a caso compaiono spesso nei suoi fumetti.

 

Su questo tema è in corso a Nizza una bella mostra, “Tintin, Hergé et l’art”, che resterà aperta sino a fine giugno negli spettacolari locali del Centro culturale dipartimentale Lympia che si affacciano sul porto della capitale della Costa Azzurra. L’ingresso all’esposizione, organizzata in collaborazione con il Museo Hergé e il Museo delle Arti Asiatiche di Nizza, è gratuito.

Nei tre piani della mostra sono contenute notevoli testimonianze sulla vita di Hergé, sulla “nascita” di Tintin, sui processi di creazione dei fumetti che negli anni Cinquanta e Sessanta divennero una vera e proprio piccola industria, nella quale lavorarono alcuni tra i migliori professionisti delle bande dessinée di area francofona. Tra le opere esposte figurano anche alcuni dipinti realizzati da Hergé, che era un grande appassionato e collezionista di arte contemporanea. Per un anno il “papà” di Tintin si fece dare lezioni di pittura da Louis Van Lint, un famoso artista astratto belga, ma poi capì che malgrado gli sforzi non avrebbe mai raggiunto i livelli ai quali aspirava, perciò suo malgrado abbandonò tela e pennelli per dedicarsi appieno ai fumetti.

 

Tuttavia il rapporto fra Hergé e l’arte figurativa continuò a essere molto stretto. Non solo per i quadri che collezionava e per l’amicizia con svariati pittori di quell’epoca (oltre a Van Lint, lo spagnolo Mirò), ma anche perché nelle sue tavole di Tintin appaiono spesso dipinti e opere artistiche disegnate con grande cura. Prima di realizzare le strisce del fumetto, infatti, l’artista belga studiava a fondo la sceneggiatura della storia e la impreziosiva con particolari molto realistici, come appunto i quadri appesi alle pareti o le accurate sculture etniche che compaiono nelle avventure africane e asiatiche del piccolo giornalista con i pantaloni alla zuava.

 

La mostra nizzarda ricostruisce anche la vita privata di Hergé e le tappe che hanno portato questo studente svogliato e distratto («A scuola, durante le lezioni di matematica, non stavo mai ad ascoltare il professore e passavo il tempo a disegnare») a diventare uno dei più grandi fumettisti al mondo, oltreché un imprenditore di se stesso con i fiocchi. La famiglia, le gite con gli scout, i primi lavori al Le Vintiègme Siècle, giornale cattolico conservatore sulle cui pagine Hergé si fa le ossa. Il quotidiano, diretto dall’abate Norbert Wallez, propone un insetto settimanale per ragazzi, Le Petit Vingtième, sul quale nel 1929 esordisce il personaggio del giovane giornalista nell’avventura Tintin au pays de Soviets, nella quale si dà sfogo alle posizioni fortemente anticomuniste del giornale cattolico.

 

Tintin è quindi di destra, anzi, visto il periodo, fascista e nazista? Non proprio, anche se in un altro episodio – L’Etoile mystérieuse – gli amici di Tintin provengono tutti dai paesi dell’Asse e i nemici sono smaccatamente americani. In realtà la maggior parte delle sceneggiature di Hergé non sono dissimili da molte altre dell’epoca, in cui c’è un eroe positivo che affronta una movimentata avventura contro i cattivi. Di certo è che la biografia di Hergé parla chiaro: il disegnatore belga non solo era un cattolico, nazionalista e anticomunista, ma aveva una spiccata simpatia per le varie forme di fascismo che negli anni Venti e Trenta si andavano affermando un po’ in tutta Europa. Un aspetto che la mostra di Nizza omette completamente, preferendo collocare il disegnatore belga in un più rassicurante ambito “cattolico”, sorvolando gli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale e ponendo l’accento sul boom di Tintin degli anni Cinquanta e Sessanta.

Tra le varie omissioni c’è anche la notizia che durante l’invasione tedesca del Belgio Hergé lavora attivamente per Le Soir, quotidiano collaborazionista schierato con gli occupanti. Pur essendosi limitato a disegnare fumetti, dopo la guerra viene arrestato per alcuni giorni, incluso nelle liste dei collaborazionisti, quasi mandato a processo ed epurato per lungo tempo. Fino alla riabilitazione completa da parte di Raymond Leblanc, eroe della resistenza belga, che diventa suo editore, affidandogli la direzione del settimanale intitolato appunto “Tintin”.

 

Ma nella vita di Hergé c’è un altro rapporto “pericoloso”, di cui l’esposizione nizzarda non fa menzione: l’amicizia profonda con un collaboratore del quotidiano Le Vingtième Siècle, Leòn Degrelle, anch’egli ex scout, che sarà poi fondatore del partito fascista belga, amico personale di Hitler e combattente sul fronte orientale a capo delle SS Wallonie, una divisione formata da volontari belgi. Secondo alcune testimonianze, per creare la figura di Tintin, Georges Remi si sarebbe ispirato proprio al suo amico e coetaneo Leòn, all’epoca reporter d’assalto. Hergé, a dire il vero, non ha mai ammesso l’identificazione tra Tintin e Degrelle: anzi, sosteneva di aver ideato il suo personaggio semplicemente perché lavorava in un giornale e nel disegnarlo aveva seguito le indicazioni dell’abate Wallez, che gli aveva chiesto un giovane eroe «dans l’esprit catholique», con un piccolo cane come compagno di avventure.

 

Tuttavia nel volume autobiografico Tintin, mon copain!, uscito nel 1992 in Spagna (dove era riparato alla fine della guerra), Degrelle non solo conferma di aver ispirato il personaggio di Hergé, ma per provarlo pubblica lettere private, foto e persino bozzetti di disegni – mai usciti – in cui Tintin indossa l’uniforme delle SS Wallonie. Il suo vecchio amico Georges, però, è già morto da nove anni e non può smentire né confermare. E nel dubbio, oggi, il passato scomodo di Hergé viene cancellato dai suoi biografi.

 

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