Le classifiche, in Italia, non hanno il pregio dell’infallibilità. Però qualche indicazione la forniscono. E lo studio annuale del Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia afferma che Torino è la quinta città meno sicura d’Italia e registra un incremento superiore al 10% dei delitti denunciati, oltre la soglia dei 125mila su base annua.
Eppure tutte le dichiarazioni ufficiali dei politici che governano il capoluogo subalpino vanno in direzione opposta. I cittadini di un quartiere protestano per lo spaccio sotto casa? Per le aggressioni? Per le risse tra bande di migranti che hanno terminato di pagarci le pensioni? Immancabilmente arrivano gli assessori, magari anche il sindaco. E assicurano, tranquillizzano, sedano. Il vigile non si limiterà più a multare le auto in divieto di sosta, le assistenti sociali cercheranno di convincere i criminali a fare i buoni. Ci saranno nuovi giochi, nuovi punti di incontro.
E se ne vanno. Mentre i vigili riprendono a far finta di non vedere, i magistrati liberano i delinquenti, lo spaccio riprende e le aggressioni pure.
“Si tratta – sostiene Roberto Ravello, di Fdi – di dati che confermano un trend in preoccupante e rapida ascesa: quelle dei cittadini non sono semplici suggestioni o percezioni, a Torino la questione sicurezza c’è e va affrontata con maggior forza ed efficacia”. E prosegue: “Lasciano il tempo che trovano i tentativi di sminuire da parte del Sindaco e della maggioranza in Sala Rossa, servono risposte: la prima potrebbe essere proprio il rispetto della legge regionale n. 57 del 16 dicembre 1991 sulla determinazione del contingente numerico di Polizia Municipale da parte del Comune. Mancano almeno 165 agenti ed è semplicemente incredibile che non ci si muova in tal senso”.

