Le Alpi come spina dorsale dell’Europa ma anche come cerniera tra Sud e Nord del Vecchio Continente. Si è appena concluso il convegno organizzato dalla Fondazione Nodo di Gordio ed è arrivata la conferma di una realtà ignorata dal governo di Roma: Torino, nel 2030, ospiterà le gare di pattinaggio di velocità nell’ambito delle Olimpiadi invernali assegnate alla Francia.

I gemelli diversi Cirio e Lo Russo, dunque, ce l’hanno fatta. Respinti da Milano-Cortina e coinvolti da Parigi. Ci sarebbe qualcosa da dire sulla genialità romana e sulla lungimiranza del milanese Sala, ma ci sarà tempo. In ogni caso il presidente della Regione Piemonte e il sindaco di Torino hanno lavorato bene. Approfittando della tendenza, ormai generale, di organizzare eventi transfrontalieri. Particolarmente agevoli a cavallo delle Alpi, dove le differenze culturali tendono a svanire, dalla lingua ai costumi.

Il Piemonte ha ospitato alcune tappe del Tour de France, ne ospiterà altre del Tour de l’Avenir. Senza, per questo, rinunciare a celebrare la battaglia dell’Assietta in cui le truppe piemontesi respinsero le ben più numerose truppe francesi.
Per la Francia la collaborazione con Torino per le Olimpiadi significa minori costi e maggior coinvolgimento internazionale. Per Torino una nuova vetrina ed una rivincita nei confronti di chi ha preferito, in Italia, spendere di più per realizzare una nuova pista di bob a Cortina, danneggiando l’ambiente, invece di ripristinare la pista di Cesana utilizzata per le Olimpiadi del 2006. E l’Oval, che aveva accolto le gare di pattinaggio del 2006, sarà utilizzato nel 2030 dai giochi francesi ma non è stato preso in considerazione da quelli italiani.

Al di là degli aspetti sportivi ed economici, la collaborazione francopiemontese è molto più importante sotto l’aspetto politico e culturale. Perché dimostra le potenzialità dell’asse alpino per la costruzione di una nuova Europa, oltre gli euro burocrati ed i maggiordomi di Washington. Così com’è significativa la costante presenza della Slovenia alle iniziative trentine della Fondazione Nodo di Gordio.
Cresce la consapevolezza di un ruolo strategico delle regioni alpine, al di là dell’ottusità di qualche governo centrale e centralista.