Il sindaco di Torino, Lo Russo, e la sua giunta non hanno fortuna con le luci. Blackout a raffica in città e un totale fallimento dei fuochi artificiali per la festa della città a San Giovanni. O, forse, non è questione di fortuna. Perché se la rete elettrica salta in continuazione la responsabilità è di qualcuno. E se i fuochi iniziano con ritardo, si interrompono, sono di una banalità assoluta, la responsabilità non è del destino cinico e baro.
Ma è proprio l’idea di base che è sbagliata. I fuochi di San Giovanni sono un appuntamento atteso dai torinesi. Tutti i torinesi, di ogni età e provenienza. Invece l’amministrazione giovanilista ha deciso che la festa doveva essere dedicata esclusivamente ai più giovani, in piazza Vittorio. E va bene. E poi c’erano gli altri, quelli del Tout Turin, che potevano seguirli dalle ville in collina o, pagando il giusto e più del giusto, dai ristoranti sulle rive del Po.
E va bene. Ma gli altri? Una folla sul ponte a ridosso dei fuochi. Come sempre. Ma è plebaglia, dunque nessuno ha pensato di collocare qualche altoparlante sul ponte per consentire ai bassospendenti di ascoltare la musica che accompagnava i fuochi. Ed il racconto sulla storia subalpina. Se non potete permettervi i posti in prima fila, state a casa..
“Ma sono più belli quelli che segnalano l’arrivo dei carichi di droga”, ironizzava qualcuno a fronte della modestia dello spettacolo.
Ovviamente una modestia sfuggita nei resoconti della Busiarda (La Stampa), il quotidiano locale che ha cambiato proprietà ma non ha perso i vizi del passato.

