Ibrahim Traoré è giovane. Ed è il leader dell Burkina Faso. Il leader della giunta rivoluzionaria che sta cercando di cambiare, e cambiare radicalmente, il piccolo paese africano. Riprendendo le idee che erano state di Sankara, il presidente assassinato nell’ormai lontano 1987.

Giovane Traoré, 37 anni, il più giovane capo di Stato africano. Un passato intenso, la formazione islamista, il marxismo giovanile…ma, soprattutto, le idee che erano state proprie di Thomas Sánkara. Il leader del Burkina Faso che fu eliminato proprio perché perseguiva una diversa visione del ruolo internazionale dell’Africa. Soggetto agente sulla scena internazionale, e non più mosaico di colonie, più o meno mascherate, e sfruttata da europei ed altri.
E Traoré rischia, e sa di rischiare. Come Sánkara. Eppure tira dritto sulla strada prescelta. I tentativi, dall’esterno, di rivesciarlo sono già stati molti. E la sua sicurezza, la sua vita, più volte messa in pericolo.
Ha scacciato i francesi, gli antichi “padroni”. E trovato l’appoggio militare della Russia, con le milizie “private” della Wagner.
E quello della Corea del Nord. Ma anche quello della Turchia di Erdogan.

Non alleanze, però, dettate dalla ideologia, per scelta di campo cone poteva essere un tempo. Lui persegue l’indipendenza del suo paese e, in genere, dell’Africa.
Tant’è che si è messo a capo di una, nuova ed inedita, coalizione di Stati. Oltre al suo Burkina Faso, il Mali e il Niger. La, cosiddetta, Alleanza del Sahel, che vorrebbe essere un primo embrione di una, ben più vasta, coalizione capace di fare di questa zona dell’Africa una potenza autonoma. Un soggetto agente sulla scena internazionale.
E Traoré ha scritto… al Papa. Al nuovo Pontefice Romano, Leone XIV, l’americano Prevost. Una lunga lettera, che va, però, letta con estrema attenzione.
Una lettera nella quale chiede al Pontefice Romano se voglia essere ancora, come il suo predecessore, al servizio dei potentati occidentali. O se sceglierà di stare dalla parte degli esclusi, di coloro che sono stati costretti a subire, al margine della storia.

Una lettera che diventa strumento per rivendicare il nuovo ruolo della sua Africa. E si fa manifesto, al di là delle confessioni religiose e delle ideologie politiche, di ciò che sta fremendo in quello che, per troppo tempo, è stato considerato Terzo Mondo. Sfruttato e svilito, dietro la facciata, ipocrita, della carità.
Una lettera assolutamente da leggere. Perché apre squarci sul futuro che si prospetta. In Africa, certo. E in tutto il mondo.