Una tregua in Ucraina? La chiede Kiev. Senza, però, concedere, almeno a livello teorico, nulla. Un mese di tregua. Punto e basta. Senza riconoscere le province conquistate dai russi. Senza neppure promettere il disarmo. È paradossale, ma fa la voce grossa. Come se fosse in vantaggio. Come se stesse vincendo.
Tregua. La sostengono gli occidentali, NATO, UE ed altre carabattole. Perché hanno bisogno di tempo per armarsi. E soprattutto per armare, o meglio riarmare una esangue Ucraina. Ormai ridotta allo stremo. Incapace di resistere all’avanzata russa.

Tregua…ci prova anche Trump. Che, pure, appare ben cosciente del disastro militare, voluto dal suo predecessore. O meglio da chi manovrava quello smorto burattino.
Ci prova, anche se con poca convinzione. Alza la voce, a tratti, ma sa che quella partita è persa. E cerca di ridurre il danno, e, se possibile, portare a casa un qualche guadagno. Come le concessioni di miniere nella parte dell’Ucraina (ancora) non controllata dai russi.
Il suo vice, Vance, pare ancora più netto. Se Zelensky e soci non si arrendono, Washington se ne laverà completamente le mani. Problema loro, e dei loro padroni europei. L’America si chiamerà fuori.
Tutti, però, mi sembrano volere fare i conti senza l’oste. Che però c’è. Ed è un oste attento. E pesante.
Che cosa vuole Putin, ora come ora?
Gli basta ancora quello che chiedeva prima del conflitto, o nei primi mesi, la neutralità di Kiev e il Donbas (più ovviamente la Crimea) riconosciuti come russi?

Sinceramente non posso non dubitarne.
Di acqua sotto i ponti ne è scorsa, e molta. E la Russia ha investito molto, anche troppo, in questo conflitto. Uomini e mezzi. Un conflitto, va riconosciuto, che ha cercato a lungo di evitare. E nel quale è stata tirata per i capelli.
Ora ha, militarmente, vinto. E certo non è disposta a concedere tregue che trasformerebbero questa vittoria militare in una sconfitta politica.
Perciò ê facile prevedere, visto anche il fallimento dei colloqui di Istanbul, che Putin decida di andare avanti. Di rompere ogni esitazione politica, considerando il fatto che Trump non sembra riuscire a spingere ad una vera trattativa i governi europei. E il riarmo tedesco che viene prospettato da Merz.
La fine della guerra in Ucraina finirà, quindi, facilmente con il coincidere con la fine dell’Ucraina come Stato. Il suo tornare ad essere, semplicemente, una “terra di confine” tra il mondo tedesco e quello russo.
Come per altro, è sempre stata nella sua storia.