L’eccesso di divieti, il controllo ossessivo, la passione per una inesistente sicurezza assoluta, sono elementi che favoriscono il declino? Si comincia sin dalla più tenera età, con vaccini contro tutto, e poi divieti di gioco, divieti di passeggiare se non in luoghi appositamente predisposti. Guai se il bambino si sbuccia un ginocchio inseguendo un pallone o scivolando dalla bici. In spiaggia solo alle ore indicate dal guru di turno, termometro per misurare la temperatura dell’acqua, algoritmo per valutare i minuti del bagno in mare, previo controllo dei livelli di inquinamento.
E in montagna divieto di abbeverarsi ad una fontana: il pupo, con tutti i divieti e controlli precedenti, non ha sviluppato anticorpi. E può risalire un sentiero solo con soste frequenti per l’acclimatamento. Sarebbe da incoscienti salire di 20 metri tutti in una volta.
Seguono i divieti a scuola, i divieti in moto, i divieti in auto. Non fare quello, non correre (anche se sei praticamente fermo, a 30 km orari), non ascoltare musica ché ti distrai, non parlare, non pensare. Tutto per il tuo bene, ça va sans dire. Perché la sicurezza prima di tutto. E poi la legalità. Dura lex sed lex. Per cui lo stato interviene contro ragazzini che vendono una limonata senza permesso, ma finge di non vedere interi mercati di merce rubata o il libero spaccio di droga.
Con il brillante risultato di impedire ai più giovani (quelli normali) di accumulare esperienze, anche dolorose, indispensabili per crescere ed affrontare la vita. Regalando ai giovani delinquenti un gregge di pecore spaventate su cui infierire.
E quando, ogni tanto, anche la pecora si ribella, non è in grado di gestire rabbia e violenza. E gli esperti si interrogano sulle cause..
