I nemici dei miei nemici sono miei amici. Era facile, in passato, considerare amici e nemici. Anche nel caso opposto: gli amici dei miei nemici sono miei nemici. Poi, certo, c’erano i tradimenti, i passaggi da un campo all’altro nel corso della medesima guerra. Si diceva di una Casata che, se aveva terminato la guerra con gli stessi alleati che aveva all’inizio del conflitto, era solo perché aveva cambiato di campo un numero pari di volte.. Cattiverie, forse.
Però adesso è tutto ancor più complicato.
Lo si vede in Mali. Il governo ha cacciato i colonialisti francesi e si è rivolto ai mercenari russi per difendere il Paese dai terroristi islamisti. Sono arrivate anche armi cinesi, ma gli islamisti sono avanzati, in alleanza con i tuareg e con il sostegno di truppe ucraine e con le armi che l’Europa ha regalato a Zelensky.
Ora, però, gli USA hanno fatto sapere di voler intervenire contro i jihadisti, ovviamente senza degnarsi di discuterne con il governo di Bamako. I primi a protestare sono stati i tuareg: è vero, ci siamo alleati con i jihadisti ma non siamo islamisti e verremmo penalizzati. E poi è intervenuto il governo, spiegando che se Trump vuole collaborare contro i terroristi è benvenuto. Però prima ne deve discutere con il governo del Mali e poi deve evitare di credere che Bamako diventi una colonia statunitense. Ogni riferimento all’Italia è stato evitato.
Ma l’aspetto più assurdo è quello legato agli ucraini. Che appoggiano i jihadisti per impegnare l’Africa Corps russo. Utilizzando le armi statunitensi che Trump vende all’Europa e che l’Europa regala a Kiev. In teoria per difendere l’Ucraina, non per sostenere il terrorismo islamista.

