Joe Biden, o meglio i suoi accoliti che ne controllano il pallido fantasma, sta tentando di forzare verso la guerra con Mosca. In barba al fatto che il successore eletto, Donald Trump, intenda ricomporre con il Cremlino. Abbandonando Zelensky al suo destino. E quanto questo sia irrituale, e contraddica ogni principio della democrazia statunitense, lascio a voi giudicare.
Però Trump non sta, attonito, a contemplare gli accadimenti. Al contrario, si muove, con sempre maggiore e dinamica velocità, all’interno e all’estero.
Tanto che è già possibile delineare il carattere precipuo di questa sua Presidenza.
Che, non dimentichiamolo, è la seconda ed ultima. E, come si dice negli States, un Presidente, al primo mandato, lavora per essere rieletto. Al secondo, per la Storia.
E Trump, poi, ha tratto logiche conclusioni dalla, discutibile, fine del suo primo mandato. Dai traditori e dai tradimenti. E ne sta facendo tesoro.
Interessante, la scelta degli uomini. Che non si limita ai fedelissimi, pur inseriti in posizioni chiave. Ma cerca di ampliare il più possibile lo spettro della sua azione. Isolando quel vecchio Partito Repubblicano che lo ha sempre osteggiato. In sostanza i Bush, i Cheney e compagnia, che si sono spinti sino a sostenere la Harris nelle ultime elezioni. Temendo, non a torto, ciò che ora sta avvenendo.
Trump, però, sta sottraendo ai Bush uomini fino a ieri considerati loro. Come Marco Rubio, il senatore della Florida di famiglia cubana, a suo tempo molto vicino ai Bush.
Ma da quel tempo di acqua sotto i ponti ne è scorsa. E molta.
E Rubio, a suo tempo, avversario nelle primarie di Trump, si è progressivamente avvicinato al Tychoon. Condividendone, fra l’altro, la preoccupazione per la crescita, economica e politica, della Cina.
E Trump lo ha già nominato Segretario di Stato. Sorprendendo molti, che non hanno ben compreso la strategia del nuovo Presidente. Che è duplice.
Assumere il controllo effettivo del GOP, eliminando ed isolando i vecchi cacicchi. In primis, i Bush.
E, contemporaneamente, cominciare a lavorare per cercare di isolare la Cina. Considerata il vero “competitor” degli States.
Trump mira, chiaramente, ad isolare progressivamente Pechino. Senza, se possibile, arrivare ad un conflitto diretto, ma sottraendogli amici e alleati. In particolare la Russia di Putin, con il quale sembra già abbia dei contatti, nonostante le oggettive difficoltà del momento, create dall’Amministrazione Biden, pur a breve scadenza.
Rubio è, però, solo un esempio. Il disegno di Trump appare chiaro. Allargare politicamente la sua maggioranza. Sottraendo ai vecchi repubblicani, gli uomini disponibili, e, soprattutto, per lui affidabili. Che non sembrano essere pochi.
Si tratta di un’operazione ardimentosa. Perché Trump rappresenta, sostanzialmente, la terza cultura politica americana. I Populisti, da sempre presenti, ma mai giunti alla presidenza. E sta, pertanto, cercando di cooptare nel suo disegno uomini di altre provenienze.
Soprattutto conservatori, insoddisfatti del potere eccessivo, e limitante, dei Bush e di Cheney.
La scelta di Trump presenta, certo, dei rischi. E non pochi. Tenere insieme uomini come il suo vice Vance con Rubio e, addirittura, con Robert Kennedy e un battitore libero come Musk. Tuttavia questo potrebbe rappresentare il suo massimo lasciato politico al futuro degli States.
Cambiare, una volta per tutte, il volto politico dell’America. Imprimendo un’altra direzione alla sua storia futura.
Vi riuscirà? Difficile dirlo, ora come ora. Vista anche la situazione in cui la banda Biden sta mettendo gli States.
Certo che, però, rappresenta un bel tentativo. Foriero di molti, interessanti ed anche perigliosi, sviluppi.


