Turchia ed Egitto, un asse mediterraneo per ricreare il Movimento dei non allineati

5 Settembre 2024

Il governo italiano era troppo impegnato in questioni strategiche fondamentali – dalla separazione tra Arianna Meloni e il ministro miracolato sino al gossip sulla vicenda Sangiuliano/Boccia – per occuparsi di quisquilie come la guerra nel Mediterraneo ed i rapporti internazionali. E poi c’è sempre il misterioso piano Mattei ad aleggiare sulla geopolitica mondiale. Invece, nell’arco di due giorni, lo sfaccendato Erdogan ha prima annunciato la richiesta della Turchia di aderire ai Brics e poi ha accolto in visita ufficiale il presidente egiziano al-Sisi.

È la prima volta che il leader egiziano vola in Turchia dopo essere arrivato alla guida del Paese. E, casualmente, arriva proprio dopo l’annuncio della richiesta turca di adesione ai Brics di cui l’Egitto fa parte da inizio anno. Coincidenze, penserà il prode ministro Tajani, in attesa di ricevere da Washington il testo del suo pensiero ufficiale.

Però l’incontro tra Erdogan e al-Sisi è importante al di là delle analisi dei maggiordomi occidentali. Perché Ankara e il Cairo hanno, o avevano, visioni opposte e interessi contrastanti su tutte le principali questioni dell’intera area mediorientale ed anche dell’Africa. Dalla macelleria israeliana a Gaza sino alla spartizione della Libia, dall’Etiopia sino all’Iran ed ai Paesi sub sahariani. Senza dimenticare i rapporti con i Fratelli musulmani e con chi li protegge.

Ovviamente non è un viaggio a risolvere problemi e differenze. E l’incontro servirà anche per siglare accordi di cooperazione nel settore energetico (che vede l’Egitto in forte difficoltà), per la difesa e per il turismo.

Partendo da ciò che accomuna i due governi: le relazioni sempre più interessanti con i Paesi Brics. Non solo Russia e Cina, ovviamente. Anzi, paradossalmente la posizione politica di Turchia ed Egitto potrebbe avvicinarsi maggiormente a quella indiana che mira a ricreare – con molta maggior forza – ciò che in passato erano stati i Paesi non allineati. Che esistono tutt’ora, con oltre 120 aderenti, ma che sono del tutto irrilevanti.

Anche se, sotto l’aspetto militare ed economico, i rapporti più stretti di Ankara e il Cairo coinvolgono Mosca e Pechino.

Ciò che, comunque, dovrebbe essere chiaro a tutti – con l’eccezione di Tajani ed affini – è che l’egemonia dell’Occidente collettivo non viene più accettata da nessuno. Che si tratti di un Paese Nato come la Turchia o di un Paese povero come il Burkina Faso, di un grande Paese come il Brasile o dei micro stati delle isole dell’Oceano Indiano. E quando il governo italiano avrà finito di occuparsi di pettegolezzi, sarà meglio che ne prenda atto.

 

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